Collateral Beauty. Meglio i maiali canterini.

Collateral Beauty

Ecco la vera bellezza collaterale di cui parla il film: nonostante abbiano fatto un lavoro di merda, il film ha incassato i miei 7 euro. Bello, no?

Ecco la vera bellezza collaterale di cui parla il film: nonostante abbiano fatto un lavoro di merda, il film ha incassato i miei 7 euro. Bello, no?

: pubblicitario ciclomane in depressione per morte della figlia trascina i suoi problemi fino alla vigilia di Natale, in una storia scritta da uno sceneggiatore senza talento, convinto che nessuno sulla faccia della Terra abbia mai letto Canto di Natale di Dickens.

Era forse dai tempi della prima raccolta di poesie di Sandro Bondi che le associazioni ambientaliste non valutassero di fare causa ad uno sconosciuto per lo spreco di carta utilizzata per buttare giù la sceneggiatura di 97 minuti di film inutile, melenso, lento, ridondante e brutto come Collateral Beauty.

Inutile, perchè non servivano i cachet di Will Smith, Edward Norton, Kate Winslet, Elen Mirren e Keira Knightley per girare qualcosa di meno entusiasmante di una telenovela sudamericana degli anni ’80, bastava Keira Knightley; melenso, perchè è scritto per il pubblico di una telenovela sudamericana degli anni ’80, con dialoghi costruiti sulla lettura alternata dei foglietti dei Baci Perugina scritti da Moccia e Fedez; lento, perchè 97 minuti per raccontare una storia che Elen Mirren ti spoilera dopo un quarto d’ora, sono un’eternità di tormento; ridondante, come ‘sti cazzo di personaggi che fanno solo e sempre le stesse cose – perchè c’hanno i problemi! – con spiegazioni letterali e puntuali anche della minima cazzata, che nemmeno in un “nelle puntate precedenti” di una telenovela sudamericana anni ’80; brutto, perchè se con queste premesse a qualcuno dovesse parere bello ‘sta cagata, deve essere un fan delle telenovelas sudamericane anni ’80.

E io a chi apprezza Topazio preferisco persino chi legge libri di poesie di Sandro Bondi, anche se spesso le due cose si verificano contemporaneamente.

Collateral Beauty è un film di Natale – tralasciando che da noi è uscito in ritardo -, ma del Natale come va declinato oggi negli States: te devo fa’ soffri’ che manco le sfighe degli Ebrei prigionieri in Egitto, per poi catarticamente portarti di nuovo alla vita, perchè la vita è bella, vivi il tuo Tempo, l’Amore è tutto intorno a te e quando arriverà la Morte, tu sarai in pace, perchè avrai vissuto cogliendo la bellezza collaterale di tutte le cose.

Tie’, prendi e porta a casa, scassacazzi autistico depressoma che eri un genio vero, prechè fai le costruzioni da buttare giù con le tessere del domino – perchè tua figlia è morta di tumore a sei anni, mandando in pappa il tuo cervello e a puttane il tuo matrimonio e quasi in mezzo alla strada i tuoi soci, che senza di te non sanno che pesci pigliare, tanto che manco lavorano – in un’agenzia pubblicitaria in cui non lavora NESSUNO dei 100 dipendenti che si vedono in giro -, mentre pensano a un donatore di sperma, alla figlia portatagli via dalla ex moglie che si è risposata con uno col jet privato, o a non dire a nessuno che stanno per morire (ché se deve morire uno, è meglio che sia messicano).

“Cioè, ci sta questo che dicono che è matto perchè scrive lettere al Tempo, all’Amore e alla Morte, mentre va in bicicletta contromano, sotto Natale. Co’ gli addobbi e la neve sporca pe’ strada, eh! E glielo dicono proprio loro che con Tempo, Amore e Morte hanno i loro problemi… Cioè, incredibile, all’improvviso queste tre entità si manifestano in forma corporea, prechè so’ attori, ma forse no, quindi parlano come se fossero in una tragedia shakespeariana, ma con testi cool, come quelli che facevamo pe’ Sex and the City! e allora poi va a fini’ che tutti piangono perchè è la vigilia di Natale! che ne pensi, Davidu’, con questo sbanchiamo al botteghino e vinciamo l’Oscar!!!”

“Grande Allan! Lo sapevo che eri un genio! senti, la Morte la facciamo fare a Helen Mirren, che è ‘na vecchia, il Tempo a un ragazzino giovane, ma di colore e l’Amore… ci mettiamo Keira che fa le faccette, sennò non so che cazzo farle fare! E colpo di scena finale, quello che avevamo detto… l’Oscar non ce lo toglie nessuno! Grande, comba’! Anzi facciamo fa’ le faccette a tutti, così per interpretare le cazzate che je famo di’!”

Avete appena letto la trascrizione fedele del dialogo tra sceneggiatore e regista, in preda ai fumi dell’alcol quando hanno deciso di girare questo obbrobrio.

Menzione d’onore alle inquadrature di New York, specie dall’alto, chiaramente prese da librerie di immagini e video royalty free, e per il tocco di genio di fare attraversare la strada sempre e comunque a gente che rischia di essere investita (deve essere un tocco di riconoscimento del regista, credo).

L’appunto finale agli attori del cast (quelli sconosciuti almeno li comprendo, perchè bisogna mettere insieme il pranzo con la cena):

  • Edward Norton: trasformato in una specie di Chandler Bing triste, padre abbandonato e con figlia da riconquistare, in due secondi risolve i suoi problemi. Sembra quasi chiedersi tutto il tempo “cosa ci faccio qui?”, lasciando pensare di non essere stato nemmeno pagato abbastanza per il disturbo.
  • Helen Mirren: l’unica che forse si diverte a recitare e a prendere per culo il mestiere dell’attore in toto, il personaggio glielo consente, ma spoilera il film dopo pochi minuti, e dite la verità, quanti andrebbero al cinema per vedere il “nuovo film di Helen Mirren”? dai, su…
  • Keira Knightley: fastidiosa a tratti, insopportabile per tutto il resto del tempo, come in tutti i suoi indimenticabili ruoli (quali?). Una sequela di faccette con culo a gallina, faccetta trista, sorriso smagliante, espressione accigliata. Praticamente le emoticons di WhatsApp con le labbra più grandi. L’unica seriamente convinta della profondità delle battute assegnate al proprio personaggio.
  • Kate Winslet: non si capisce se debba fare la sofferente tormentata o si era solo rotta i coglioni di stare sul set. Il suo personaggio, come quello di Norton, serve solo a introdurre una delle entità, il Tempo, perchè – idea incredibileil suo orologio biologico corre e ancora non ha prole. Chi è, cosa faccia – nulla, come gli altri – e perchè sia lì, erano cose scritte su quei fogli che lo sceneggiatore ha usato quel giorno che finì la carta igienica.
  • Naomi Harris: la nuova Moneypenny di 007, e come in 007, aspetta per tutto il tempo.
  • Michael Peña: porello, tu facevi i film d’azione, te credo che vuoi morire e non dirlo a nessuno.
  • la vecchia e il ragazzo di colore: ehi, questo mese si lavora, coi contributi pagati!
  • la bambina scassacazzi: nel film vive con la ex moglie di Norton e gode dell’abilità della madre – che non si vede – di sapersi collocare accanto all’uomo giusto al momento giusto delle bolle finanziarie. La speranza che il buon Edward possa ricordarsi di due cosette di Fight Club al primo incontro non dura lo spazio di un alito.
  • Will Smith: io amico mio, ti capisco. T’hanno fatto lavora’ co’ Muccino, due volte, e pure in un film della DC. Problemi come questi te li porti dietro per tutta la vita, è ovvio che vai in bicicletta contromano sotto la pioggia a New York, ed è ovvio che smascelli come Ray Charles ai tempi dell’eroina e quasi sbavi come Di Caprio in Revenant, ed è ovvio che non riesci a pronunciare il nome di Olivia, tua figlia morta nel film, perchè nessuno sano di mente metterebbe nome Olivia a una bambina a cui vuole del bene che costringe a giocare con le tessere del domino. Ma amico mio, tu eri il Principe di Bel Air, hai fatto Indipendence Day, Man in Black, ALI’!!!, cazzo, un sussulto di dignità! Tanto l’Oscar non te lo danno, è inutile che fai ‘sti ruoli da emarginato intellettualoide, torna a vivere e sfancula ‘sta gente triste! E’ questa la vera bellezza collaterale, nonostante ‘sta merda che hai fatto, i tuoi milioni di dollari ci sono ancora!
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