Funiculì Funiculà

monorotaia

La grande occasione che L’Aquila non si lasciò scappare. Il Translohr! L’avete mai provato? Costa giusto una procedura di infrazione europea, le spese di installazione parziale e di smantellamento totale. Im-per-di-bi-le!!! (la pubblicità originale con cui convinsero gli avveduti aquilommi)

Da quando qualcuno ha tirato fuori dal cilindro l’idea della monorotaia di Springfield Funicolare dell’Università di Teramo, credo che tra le poche persone a non aver mai cambiato idea inizialenon per convenienza, ma perchè hanno dovuto ponderare la propria decisione, eh! – ci siamo di siamo di sicuro io e il Magnifico Rettore. Lui ad esaltare l’opera, io a pensare alla sua inutilità, ovvio.

Non posso dire lo stesso del resto del mondo, specie riguardo i membri dell’attuale Consiglio Comunale, che però alla fine – pur di far vedere chi comanda ai Lucianos – ha probabilmente messo una pietra tombale sull’opera. Lì dentro si sono rimischiate così tanto le carte che alla fine i No all’opera sono stati 14 (indovinate quale sia numericamente la maggioranza che sostiene il sindaco) e oggi c’è gente che si straccia le vesti per la “grande occasione perduta”.

Io continuo a rimanere della mia idea, per carità, ma rimango perplesso davanti al fatto che la decisione sia stata presa così, en passant, senza nemmeno conoscerne i dettagli, o quantomeno senza nemmeno farsi spiegare apertamente i dettagli da chi quel progetto lo porta avanti con molta decisione. E – un piccolo appunto anche al Magnifico – un dossier di 80 pagine a sole 24 ore da un consiglio non è il metodo migliore per informare chi dovrà decidere su un’opera tanto importante, primo perchè in 24 ore è difficile trovare qualcuno che sappia leggere 80 pagine, secondo perchè poi quel qualcuno avrà bisogno di tempo per tradurlo in un linguaggio comprensibile ai più. Disegnini, Magnifico, disegnini, possibilmente colorati, tipo i rendering di Piazza Dante: la piazza non c’entra un cazzo con quanto proposto, ma è lì, come la Ditta che ne gestisce i parcheggi.

E per fortuna venite da Scienze della Comunicazione, cazzarola.

Non tutti i mali vengono per nuocere, però: io aspetto ancora un grande convegno dell’Universitàcon Luciano I a benedire – che mi spieghi le magnifiche opportunità che abbiamo perso, non potendo vantare una cabinovia degna delle migliori città universitarie, delle favelas di Rio, delle alture di La Paz e delle stazioni sciistiche del Trentino. Una presentazione che mi spieghi i costi, i ricavi previsti, la spesa per il biglietto, per la manutenzione e gli orari di funzionamento (ché di notte non funzionerà sicuro, eh!). E che mi dica chi dovrebbe rimetterci i soldi che mancheranno.

Mi accontento di poco. Perchè ad oggi poco so, e quel poco si riduce a:

  • i soldi vengono dal Masterplan, 10-11 milioni di euro, bruscolini;
  • costo di gestione di 400-420 mila euro l’anno, poco più dei 300000 necessari a garantire 2 km di percorrenza in più del bus verso il nuovo ospedale veterinario (Chissà a chi bisognerebbe pagarli. Ricordo due autobus inutilizzati nel parcheggio dell?università, c’entrano qualcosa?);
  • orari di funzionamento dalle 8.00 alle 20.00, praticamente Colleparco isolata era e isolata resta, anzi per come son messe le strade, speriamo che la funivia possa portare i beni di prima necessità all’enclave isolata;
  • terminal di arrivo alla Villa Comunale, cioè Piazza Garibaldi, cioè il buco con la rotatoria intorno, cioè il terminal non ufficiale del trasporto pubblico. Scemo io che continuo a vederlo come il problema principale del traffico cittadino;
  • la frase “sono due pali e un filo!” magari semplifica la visione di una funicolare dal lato Scienze delle Comunicazione, ma che fa rizzare la pelle a chiunque riesca a capire che c’è bisogno anche solo di un motore per farla andare (evito considerazioni strutturali, voglio rimanere oltre il terra-terra).

Qunidi dal poco che so, mi pare di aver capito pure troppo. Potrei evitare di ricordare quale fosse la mia idea per la mobilità in quel quartiere, ma non lo farò, perchè pazzia per pazzia diamoci alle scale mobili, quelle sì presenti a Genova, a Perugia e persino a Chieti. Potrei evitare di ricordare che lo stesso terminal di San Francesco non risponde più alle esigenze di mobilità, figuriamoci il contorno dell’Ipocesso di Piazza Garibaldi, potrei ancora ricordare che c’era uno spazio immenso alla Gammarana per poter riprogettare la Città, tra terminal, polo scolastico e collegamenti per Università, Ospedale e Centro storico. Ecco, potevo farlo e l’ho fatto, ma non riscriverò una riga di più: andatevelo a cercare qui dentro, mentre piangete sulla grande occasione persa.

Ma pensateci davvero, a cosa avete perso, mentre vi racconto una storiella.

Vi propongono in regalo un volo da Roma per Sidney, del valore di un migliaio di euro, voi non dovete andare in Australia, ma è comunque un’occasione, e cominciate a pensarci. In fondo tutti vorrebbero vedere i canguri, i koala, l’Ayers Rock e di sicuro una botta di culo come questa non vi capiterà di nuovo. Cominciate a sbavare, e pensate sempre più intensamente.

Vi dicono che però il soggiorno è a vostre spese, comprensibile, che vuoi che sia, l’Australia! cazzo, dall’altra parte del pianeta! è una figata!

Vi dicono che il volo di ritorno è a vostre spese. Vabbe’, comunque è l’Australia!

Scoprite che però atterra a Milano e non costa meno di 1700 euro. ‘Sta cazzo di Australia comincia a starvi sulle palle.

Peccato che il volo sia a metà giugno di giovedì, il sabato avete il matrimonio del vostro migliore amico e avevate fissato l’ultima vostra settimana di ferie a luglio. L’Australia non ha più quel fascino iniziale vero?

Ah, il tizio che vi sta regalando il viaggio, vi chiede – gentilmente, già che ci siete… – se, quando sarete arrivati, da Sidney potete fare una puntatina a Perthche voi andrete a cercare sulla cartina – a ritirare una cosina per lui.

A questo punto avete mandato a fare in culo l’Australia, i canguri e chi vi sta facendo il “regalo”.

Se non lo avete fatto, avete vinto una cabinovia piazza Garibaldi – Colleparco, di cui prendervi cura coi vostri soldini. Bello vero?

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