Non mi rompete…

uova_nel_paniere

Prodromo di frittata.

Boh. Io non avevo nemmeno voglia, avrei cento cose più importanti di cui occuparmi e pure qualche problema da risolvere, ma non è che uno se ne può stare buono per sempre.

Avrei voluto che queste ferie durassero di più, non è che l’entusiasmo di scrivere ‘ste due cazzate sia così inarrestabile, sono riuscito a farne a meno in altre occasioni, ma se continuiamo così, forse ho trovato il modo di sfogare il nervosismo provocatomi da ben altre beghe.

Ho letto che c’è un congresso e ho letto che c’è pure qualche candidato.

Meno male, vuol dire che il congresso si avvicina davvero, ma me ne ero accorto già dal fatto che qualcuno comincia a chiedermi le tessere. Le stesse che giacciono lì ferme da aprile, quando non servivano a nessuno, tanto c’erano prima le regionali, le amministrative, le provinciali, le assemblee di condominio. Beh, meno male, ché il 2014 sta per finire.

Fin qui tutto bene, direi, infatti è lo standard da qualche anno a ‘sta parte.

Devo dire la verità, il richiamo della copia di Topolino qui sulla scrivania è forte, ma prima che passi quel po’ di incazzatura propositiva mi impongo di continuare a scrivere: per una volta, prima il piacere, poi il dovere.

Non penso sia necessario ripassare per filo e per segno gli ultimi 5 anni di successi del PD teramano, ma forse è il caso di ricordare qualche punto saliente della nostra (in)azione per rinfrescare la memoria a chi vorrebbe raccontare che Cristo è morto di freddo.

Cinque anni fa venivamo da una sconfitta dovuta ad incomprensibili scelte strategiche e tattiche, e abbiamo faticato 4 anni buoni per trovare il bandolo della matassa, nonostante avessimo di fronte una delle peggiori giunte d’Italia. Oggi siamo nella stessa palude, perchè ci piace ricondurci a situazioni conosciute, pur di poter applicare i nostri infallibili teoremi.

I teoremi degli esperti che ci hanno costretti all’immobilismo, a far fuggire un candidato sindaco per ripiegare frettolosamente sull’unica scelta rimasta – perchè si sa, quando non ci sono scelte non si può sbagliare –, che ci hanno costretti al volemose bene a tutti i costi, perchè in questo partito non è mai il momento della “rottura”.

Cosa ci sia da rompere, poi, non è dato sapere: si è passati dal risultato pessimo del 2009 (20,8%, 7240 voti) a quello tremendo del 2014 (16,55%, 5455 voti), spacciandolo come un trionfo visto che si è raggiunto il ballottaggio, comunque perso, pur avendo tirato dentro nel referendum antibrucchi pure i brucchiani stessi.

Si è rinunciato, in ogni fase, a partire dalle politiche del 2013, a fare un’analisi seria di quanto stava accadendo, continuando a non lavorare, sperando che i risultati arrivassero da soli.

Anche davanti alla triste evidenza dei numeri si è continuato a voler tenere bassi i toni, a non pretendere una svolta seria, perchè “non era il momento di rompere” (e comunque a leggere i numeri si fa troppa fatica).

Strano perchè, seriamente, l’unica cosa chiara del metodo renziano mi era sembrato fosse proprio la necessità di rompere, per scardinare un modo di fare passivo e remissivo, al di là di quello che sarebbe venuto dopo: cambiare per cambiare, e solo dopo vedere come.

A Teramo siamo più riflessivi, non cambiamo perchè nulla cambi. Almeno siamo corenti.

E così lo stesso leit motiv sembra potersi applicare a questo congresso: continuiamo a farci del male, in attesa che lo Spirito Santo cali su di noi e ci illumini la via. Non è il momento della rotturache viste le dimensioni equivarrebbe alla divisione dell’atomo… -, è il momento di continuare con le buone vecchie abitudini, perchè siamo tutti amici, siamo una grande famiglia e, madonna, quanto siamo bravi (ma sfortunati).

Personalmente sono convinto che arrivati a tali condizioni il rilancio si possa perseguire solo per strappi, anche dolorosi, e per un cambio di atteggiamento che cominci a denunciare l’inadeguatezza di chi fino ad oggi ha rappresentato questo partito.

Un partito che ha nella sua pancia una colpa originaria figlia dei suoi padri costituenti, di una parte di sinistra che ancora si sente custode dell’ortodossia e la trasmette secondo la legge salica, difendendo i suoi esponenti anche davanti ai peggiori errori, e di una parte centro troppo accomodante con qualunque compromesso.

Un partito strano, capace di sostenere indistintamente una posizione e il suo opposto (qualcosa del tipo “vai Giovanni sei il migliore! altro che Manola!” e una settimana dopo “vai Manola sei la migliore, altro che Giovanni!”, roba vista, sentita, rivista e risentita, che mi ha provocato non pochi conati di vomito, oltre a farmi capire che certa gente è meglio perderla che trovarla, chiunque sostenga) in nome della “non rottura”, che magari litiga a parole, ma mai nei fatti, preferendo comporre anche quando il bisogno è risolvere una volta e per tutte la contesa.

Un partito immobile, in cui tutti sono dirigenti e parlano a titolo personale per tutti (in idiomi anche incomprensibili), ma che nessuno dirige, perchè non se ne vede l’utilità, un partito che ancora una volta demanda al gruppo consiliare – oggi ancora più esiguo – il ruolo politico, perchè non è in grado, così come è oggi, di elaborare un progetto.

Un partito a metà tra un club del libro e un circolo degli alcolisti anonimi, dove magari si parla di massimi sistemi, ma non di quello di cui si discute in consiglio comunale.

Un partito che non sa nemmeno come si dovrà svolgere il congresso prossimo venturo, mentre già si parla di candidature. Tutto nella norma.

Tutto secondo la teoria studiata e applicata negli ultimi anni, l’unica teoria conosciuta a Teramo probabilmente. Ma forse sarebbe il caso di non ricondurci al solito caso conosciuto, di provare davvero a dare uno strappo per ripartire, a costo di alzare i toni. (brrrr….)

Se non funziona nulla, fare peggio non può essere così dannoso. E pazienza se ci sarà chi si potrà sentire escluso, se si sentirà il crack di una rottura, in fondo per fare una frittata si devono rompere le uova… anche nel paniere di qualcuno.

Se poi vogliamo raccontarci che va tutto bene, invece, ho giusto una copia di Topolino da leggere, per fare secondi su due non serve il tempo e l’aiuto di nessuno, siete già bravi così, no?

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