L’aeroporto di Pescara è clinicamente morto?

L’aeroporto di Pescara è clinicamente morto?

RyanairNon azzardatevi ad andare a prendere l’aereo all’aeroporto di Pescara!

Infatti rischiereste di far chiudere lo scalo stando alle indiscrezioni sul contratto siglato tra la SAGA, ente gestore dell’Aeroporto d’Abruzzo e la Ryanair, compagnia irlandese di Dublino, generando un paradosso che ha quasi dell’incredibile.

Effettivamente, la compagnia aerea Irlandese e il management di Sambuceto hanno stretto un nuovo accordo che prevede da parte della SAGA, oltre ad un compenso fisso con immediato assegno di 2 milioni di euro, l’erogazione di un euro per ogni passeggero eccedente i 500.000 trasportati in un anno dal famoso vettore low-cost.

Secondo Laureti, presidente della SAGA, è certamente una buona intesa poiché l’aeroporto di Pescara non supererà, almeno per il prossimo futuro, la soglia stabilita in contratto, avendo ad oggi un flusso che si aggira intorno ai 450.000 pax/anno.

A quanto ammonta la quota che i contribuenti abruzzesi pagano per ogni biglietto aereo venduto?

Esattamente non è dato saperlo ma, secondo quanto emerso dal consiglio comunale di Pescara del 27 gennaio 2014, la cifra dovrebbe aggirarsi sui 10/11 euro a passeggero a cui va aggiungersi un dato non trascurabile, ovvero che ai debiti contratti negli anni dall’aeroporto, la SAGA non paga tasse dal 2009 ed ha accumulato 6 milioni di euro di debiti con l’erario.

A dare manforte a Laureti, c’è da segnalare uno studio regionale, secondo il quale, per ogni euro investito nell’aeroporto di Pescara ne ricadono 23 sul territorio abruzzese.

Peccato che non siano dati relativi al turismo regionale, che dall’aeroporto ha ben poco da prendere ma molto da dare, infatti dobbiamo ancora vedere un turista parigino o catalano aggirarsi per le vie di San Nicolò a Tordino o un cagliaritano venire al mare a Giulianova, per cui devo ancora capire bene dove vanno a finire questi 23 euro che “piovono” sul territorio.

Detto questo, c’è da segnalare un controsenso e alcuni segnali che fanno presagire la fine dello scalo Pescarese.

Il controsenso è che la soglia secondo cui, un aeroporto,  è in grado di raggiungere l’autosufficienza economica è il milione di passeggeri mentre attualmente Pescara si trova poco sopra i 500.000 pax/anno, per cui se da un lato ci si augura il raggiungimento del milione di passeggeri, dall’altro si deve sperare non lo faccia la Ryanair ed è difficile ipotizzarlo per due semplici ragioni, ovvero che l’Abruzzo non è attrattivo dal punto di vista turistico ed infine perché il 90% dei viaggiatori transitanti per Sambuceto sono gestiti dalla compagnia aerea irlandese.

I segnali che invece, fanno presagire la morte clinica dello scalo, risiedono nel piano triennale degli aeroporti stilato dal ministro Lupi, il quale ci ha inizialmente incorporati tra quelli di interesse nazionale ma, stando alle condizioni imposte dal Governo stesso, rischia quanto prima di finire declassato ad aeroporto di carattere regionale.

Infatti i criteri secondo cui si è formata la classifica degli aeroporti nazionali sono:

–          Ruolo strategico ( da capire)

–          Ubicazione territoriale ( ci sono 4 aeroporti in un arco di 200 km di cui uno intercontinentale)

–          Dimensioni e tipologia di traffico ( minimo, compresi gli addii di UPS, DHL e Poste Italiane)

–          Previsioni progetti europei TEN ( Nessuno, zero, nisba, ne parleremo in un articolo apposito, visto che sarebbe stata l’unica ancora di salvezza per l’aeroporto e non solo)

A questi criteri bisogna aggiungere che, la fiducia accordata alla SAGA, è una fiducia a tempo ed è stabilita da due condizioni fondamentali:

1)       Che l’aeroporto sia in grado di esercitare un ruolo ben definito all’interno del bacino, con una sostanziale specializzazione dello scalo.

2)      Che l’aeroporto sia in grado di dimostrare il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario, anche a tendere, purché in un arco temporale ragionevole di un triennio.

E così, mentre sul primo punto potremmo anche disquisire è  sul secondo che siamo già condannati, vista l’impossibilità di raggiungere tale equilibrio.

A questo va aggiunto che il traffico merci non utilizza più l’aerostazione abruzzese e che l’ENAV (ente nazionale assistenza al volo) sta tentando di razionalizzare i servizi di assistenza al volo presso gli aeroporti a basso traffico e in questa operazione ha ricompreso Pescara, la quale adesso, ha tre mesi di tempo per dimostrare che potrà continuare ad operare H24 e non per sole sedici ore al giorno.

Tra le soluzioni proposte c’è quella di far diventare l’aeroporto di Pescara interamente pubblico e di proprietà della Regione Abruzzo, secondo voi è la soluzione adeguata?

Personalmente non credo che un aeroporto senza una forte ispirazione commerciale o turistica possa avere vita lunga, ritengo sia arrivato il momento di ripensare le strategie infrastrutturali regionali integrandole in un discorso di più ampio respiro.

Saluti

Stefano Alessiani

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