Gerrymandering*

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Elbridge Gerry. Notare la pettinatura alla Silvio Berlusconi e l’abbigliamento giovanile di un Matteo Renzi in una puntata di Amici.

*Il Gerrymandering (parola d’origine inglese che rappresenta la fusione di due termini, quello di Elbridge “Gerry” e “salamander”, salamandra) è un metodo ingannevole per ridisegnare i confini dei collegi nel sistema elettorale maggioritario.
L’inventore di questo sistema di ridisegno dei collegi era il politico statunitense e governatore del Massachusetts Elbridge Gerry (1744-1814); egli, sapendo che, all’interno d’una certa regione (dipartimento o stato), ci possono essere parti della popolazione (ben localizzabili) favorevoli ad un partito o ad un politico (ad esempio, seguendo la dicotomia centro–periferia, giovani–vecchi, ceto basso–ceto medio alto), disegnò un nuovo collegio elettorale con confini particolarmente tortuosi, includendo quelle parti della popolazione a lui favorevoli ed escludendo quelli a lui sfavorevoli, garantendosi così un’ipotetica rielezione. Le linee di tale collegio erano così irregolari e tortuose, da farlo sembrare a forma di salamandra (da cui la seconda parte del termine “salamander”, salamandra in inglese, appunto). [da quando c’è il wifi e wikipedia, è facile fare i fighi, se si sa cosa cercare…]

La via dell’Italicum pare sempre più sgombra di ostacoli, nonostante la torma di emendamenti che incombono sul suo passaggio parlamentare, sembra che ci si dovrà abituare a pensare che la legge elettorale verrà ancora una volta cambiata. Se in meglio o se in peggio, potremo scoprirlo quando il primo parlamento post-rivoluzione matteosilvistica sarà insediato.

Di certo c’è solo una cosa, nessuna delle forze politiche e dei loro pseudoleader ha interesse in questa fase a chiarire come la nuova legge elettorale potrà rispondere ai paletti – non troppo espliciti – posti dalla Corte Cosituzionale nel suo sbrindellamento del tanto odiato Porcellum: rimangono le liste bloccate – con relativi nominati -, rimane un premio di maggioranza dall’entità discutibile, rimane il totale slegamento tra eletto e bacino elettorale. Non si capisce dove, come e perchè questa nuova legge garantisca la tanto invocata “governabilità”.

Tuttavia, dando uno sguardo alla bozza di intesa, o di profonda sintonia, chiamatela come volete, ci si rende conto che non è andata del tutto persa quell’immagine di sadica e perversa bellezza che si intravedeva tra le righe della legge scritta dall’immenso Roberto Calderoli.

Roberto Calderoli, proprio lui, l’odontotecnico mandato dai Celti ad insegnare i regolamenti elettorali a Silvio Berlusconi, un tizio tanto anonimo da essere capace di mettersi a studiare punto per punto tutti i bug presenti in un sistema ad un passo dal crash.

Il Porcellum, che tutti odiano e nessuno ha capito fino in fondo, è una struttura geniale, pensata dal suo ideatore per vincere alla grande in condizioni favorevoli e per impedire sonore sconfitte in quelle avverse, il tutto con il piccolo aiuto della Costituzione Più Bella Del Mondo™ (altra roba che forse hanno letto davvero in pochi) che ci ricorda come “il Senato della Repubblica è eletto a base regionale” (art. 57), e quindi i premi di maggioranza vannò così assegnati. Il fatto che tre regioni italiane diventino l’ago della bilancia di tutto un sistema è un prezzo da pagare accettabile, finchè in quelle regioni sei maggioranza.

Veniamo ora all’Italicum, fondamentalmente un Porcellum in sedicesimo, che riformerà la legge elettorale solo alla Camera dei Deputati (il Senato verrà abolito, o quantomeno, varrà ancora il Porcellum, che va benissimo così…): frutto di un accordo tra PD e Forza Italia, non provoca particolari problemi nemmeno al M5S – nonostante lo strepitio – visto che non altera il principio fondamentale per cui i parlamentari eletti sono, ancora, dei nominati.

A voler essere cattivi, anzi, visti i meccanismi di “elezione”, il partito dove “uno vale uno” ha meno problemi di chi deve salvaguardare la propria oligarchia. Perchè? Continuate a leggere e ve ne farete un’idea.

L’Italicum è sostanzialmente un sistema proporzionale su livello nazionale, in cui oltre agli effetti proporzionali si introducono una correzione con un premio di maggioranza (a doppio turno) per la coalizione vincente e delle soglie di sbarramento per i singoli partiti.

Una volta assegnati i seggi, gli eletti all’interno di ogni partito sono scelti sulla base dei voti ottenuti da quel partito in collegi plurinominali. Quindi l’elettore di ogni circoscrizione troverà nella scheda il simbolo del partito a cui corrisponderà una lista bloccata di 3-7 nomi.

Quello che è fondamentale, e che Grillo si ostina a non voler capire – o più seriamente si ostina a propinare come totale panzana – è che i voti raccolti dai partiti nei collegi non servono per attribuire i seggi a quel livello, ma soltanto per selezionare gli eletti all’interno di ogni lista nazionale. L’ampiezza del collegio, al momento delle elezioni, non conta quasi nulla (e risulterebbe solo aggirato in parte il problema posto dalla Consulta). Se a Siracusa il M5S con il 30% non prende parlamentari, mentre Scelta Civica ne prende 1 con il 6%, non ha importanza: Siracusa non è contemplata dall’Italicum, che prende come riferimento l’intera penisola (ovviamente questo è un caso estremo, caro abitante di Sant’Ilario. NdR).

Per farla ancora più chiara, pensate alle provinciali: tanti collegi, ma il risultato di collegio serve solo per stilare una graduatoria interna ai partiti per determinare il fronte degli eletti.

Cosa cambia, dunque, sul fronte della rappresentanza? poco o nulla, per quanto detto, ma qualche problemino in più lo crea la ridefinizione dei collegi elettorali: come verranno disegnati e da chi? quale sarà il loro numero?

Ad oggi si parla di 148 collegi – nei rumors di corridoio, al C.I.S.E. e al Centro Studi della Camera dei Deputati –, ma si potrebbe arrivare anche a 180 se davvero si volesse arrivare a liste “corte” di massimo 4 persone; peccato che il ridisegno dei collegi dovrebbe spettare, per delega, al Governo, e in particolare al Ministero dell’Interno, retto da NCD. (Forza Italia, ovviamente, si batte perchè sia compito del parlamento. Quelli so’ democratici davvero, aho!)

Nuovo Centro Destra non pare essere, tuttavia, il migliore soggetto indicato per una riforma che di fatto lo costrngerebbe a ritornare nel calderone dei berlusconiani, dal quale paraculamente sono saltati fuori pur di continuare a mantenere una paio di ministeri.

Ridefinire i collegi non è un’opera totalmente ininfluente solo se non si è tra i tre maggiori blocchi – o anche se si è costretti, come il PD, a utilizzare le primarie per la scelta dei candidati, come spiegato su lavoce.info la manipolazione dei confini geografici dei collegi è funzionale ai partiti ben radicati, i partiti più forti non hanno un conflitto d’interessi nel disegnare i collegi in modo da massimizzare i propri seggi, perchè il riparto dei seggi è puramente proporzionale, ma hanno un totale interesse a colludere, perchè con collegi “concentrati”, il cui esito è facile da prevedere in anticipo, possono prevedere con esattezza chi verrà eletto e dove. Almeno per le prime posizioni, o al limite, i capilista. Per questo vorranno disegnarli in modo che ognuno contenga solo gli zoccoli duri dei propri partiti.

Veniamo ora al PD: abbiamo inventato le Parlamentarie, per ordinare le liste di nominati da associare al simbolo nelle elezioni politiche. Quanto conta la dimensione e l’omogeneità della popolazione del collegio in questo caso?

Nelle tabelle allegate alla proposta disegnata alla Camera, l’Abruzzo è diviso in 3 collegi, il 95, il 96 e il 97, per un totale di 14 deputati eletti. La divisione provvisoria pare effettuata, per ora, su una base esclusivamente demografica: collegi di 400mila-450mila persone che eleggono 4 deputati nel numero 95 e 5 nei restanti due.

E’ quando si va a vedere la composizione geografica dei collegi, provvisoria ovviamente – ma come sappiamo in questo paese nulla è più definitivo delle decisioni provvisorie –, si scopre che se le provincie di Pescara, L’Aquila e Chieti conservano la loro integrità territoriale all’interno dei nuovi collegi, quella di Teramo è talmente cannibalizzata da vedere il Capoluogo separato dalla costa.

Cosa vuol dire? stando alle tabelle, Giulianova-Montesilvano-Pescara e L’Aquila-Sulmona-Avezzano-Teramo dovrebbero dire tutto da sé.

In ipotetiche primarie, considerando che il collegio 96 elegge 5 deputati, che il vincitore potrebbe prenderne al massimo 3, quale sarebbe il bacino elettorale di un potenziale candidato teramano? Quale potrebbe essere il suo risultato in ipotetiche primarie del PD, costretto a scontrarsi con candidati aquilani e marsicani? Speriamo almeno di arrivare terzi. Lo stesso discorso potrebbe applicarsi al territorio costiero, che oggi esprime ben due eletti, facilmente fagocitati dal corpo elettorale pescarese.

Senza contare che il massiccio del Gran Sasso, anche nell’epoca della globalizzazione, sembra un ostacolo ben più evidente dell’uscita della Teramo-Mare a Bellante, per dividere un territorio…

Quindi, per parlare di questo, con chi si dovrebbe discutere? Ginoble, Tancredi o Sottanelli? (che probabilmente se avessero già capito il problema, sarebbero da giorni incatenati all’ingresso di Montecitorio).

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