Il vero teatro teramano è già in scena

homer_disperato

Ma di che cosa stiamo parlando? e, soprattutto, perchè ne parliamo?

L’occupazione dell’ex OVS fa riemergere il solito aspetto della discussione alla teramana, la prepotenza dell’idea urlata, o propagandata, nel momento in cui dovrebbe aprirsi una discussione.

Vorrei intervenire pubblicamente anche io nella discussione, ma purtroppo sono costretto a chiedermi tutte le volte a cosa serva, quando non si è dotati dello stesso spirito di protagonismo o dello stesso potere – anche ricattatario – messo in campo dalle parti in campo.

L’unica proposta sul tavolo è quella di cui, volenti o nolenti, si possa discutere, cestinando de facto ogni contributo che non segua il solco già scavato: è la città in cui è tutto bianco o nero, in cui due fazioni si affrontano, certe delle loro granitiche convinzioni, e in cui gli “altri” possono scegliere tra il subire supinamente e l’essere additati come “nemici” (del popolo, della rivoluzione, dell’ordine costituito, persino di tutte le cose contemporaneamente).

Ed è questo che fa rabbia, si invita a discutere a parole, si esercita la tradizionale dozzinale prepotenza nei fatti.

  • Punto 1, occupare uno stabile che ospitava un negozio di abbigliamento dovrebbe essere il grido di dolore lanciato in nome della Cultura e dell’Arte, solo perchè in quel luogo sorgeva 60 anni fa quel che rimaneva di un teatro. Basterebbe questo a suscitare perplessità, ma mi sono sforzato di cogliere gli aspetti propositivi della cosa, la richiesta di riappropriarsi di spazi pubblici sacrificati, per la necessità di costruire luoghi di aggregazione e di produzione artistica all’interno della Città. Mi sta bene.
  • Punto 2, pare che sia in corso di svolgimento una guerra di resistenza tra i buoni asserragliati nel fortino e i cattivi poteri oscuri che vogliono svendere il teatro comunale – abbattuto da 60 anni, ricordiamolo –, perchè la vera ragione della protesta è non la richiesta di semplici spazi, ma la ricostruzione del Teatro, “com’era e dov’era”. Perchè “tutti lo vogliono”, tranne me, probabilmente.
  • Punto 3, la protesta è guidata da un’associazione culturale che si batte per promuovere la Legalità e la Meritocrazia nel campo artistico nazionale – e poi occupa uno stabile e dipinge di rosa le saracinesche, come un gruppo di casinari da liceo –, e da alcuni appartenenti ad un nuovo schieramento politico, molto critico nei confronti dell’attuale Amministrazione, nonostante uno dei membri della protesta avesse proposto tempo, in modo certamente ironico, la propria disponibilità ad occuparsi di quell’Assessorato alla Cultura di cui Teramo risulta sprovvista. E qui ritorna il problema, la cultura a Teramo, se si vuol fare, la si può fare solo da soli. La partecipazione va bene su tutto, pure nelle proposte di abbattere i muri perimetrali della Villa, ma cosa è arte lo decide uno solo per volta.
  • Punto 4, in piena campagna elettorale, il Sindaco non può stare a guardare, quindi dando un colpo al cerchio e uno alla botte – secondo la migliore tradizione, uno anche all’artista ubriaco – viene rispolverato un progetto del 2012, susseguente al fallimento del project financing che doveva regalare un teatro-ristorante alla Città, in cambio di qualche migliaio di metri cubi di palazzi, che prevede la ricostruzione del Teatro Comunale, là dove sorgeva. Sempre la stessa idea, e qualcuno grida persino al plagio. In fondo questa è una città che dimentica in fretta, se non strilli abbastanza. Mentre si finge di dimenticare che fino a 5 minuti prima si stava affittando gli stessi locali al primo che avesse mostrato un briciolo di disponibilità economica.
  • Punto 5, tra serrande dipinte di rosa, occupazioni avvenute trovando porte “aperte”, reading di favole, visite casuali di candidati sindaci, sindaci indispettiti, si rischia di finire il tutto a tarallucci e vino: quella che è stata chiamata “autorizzazione ristretta” a rimanere nello stabile, salverebbe capra – gli artisti e la campagna elettorale dell’uno – e cavoli – la campagna elettorale dell’altro, consegnando alla Città l’ennesima esaltante prova del Modello Teramo: parlare di aria fritta.

In fondo, il riassunto è semplice, c’è chi vuole il Nuovo Teatro in quel luogo perchè gli è venuto in mente una mattina, e c’è chi vuole il Nuovo Teatro nello stesso posto, ma perchè l’idea è sua.

E’ questo è, alla fine, l’oggetto del discutere, questo è il livello del dibattito, questo è quanto rimane a chi è schiacciato nel mezzo delle due inconciliabili posizioni: scegliere a chi intitolare l’ex-Standa.

Perchè se davvero ci si volesse confrontare, allora, forse, chi vuol portare una proposta diversa potrebbe anche partecipare alla discussione, magari potrebbero essere ascoltate le opinioni di chi – lontano dal mondo dell’arte – oppone riserve di tipo urbanistico, e di chi – lontano dal mondo del panem et circenses – ritiene necessario un teatro, perchè non gli basta più Vittorio il Fenomeno in piazza.

Si potrebbero cominciare ad inquadrare le finalità, le esigenze e le specifiche di un progetto, individuare il bacino di utenza che un teatro dovrebbe servire, come questo debba inserirsi nel tessuto urbanistico e sociale della Città, come dovrebbe essere gestito, come l’opera possa essere economicamente e finanziariamente sostenibile.

Ma tutto ciò comincia a sembrare inutile, nell’eterna lotta di chi deve costruire uno spazio per sé – o al massimo per gli amici che abitano in centro – e chi pensava già alla prossima speculazione edilizia. Con il rischio di ritrovarci uno scatolone vuoto, per la gioia di tutti, in cui 200 spettatori, rigorosamente non paganti, potranno assistere agli sproloqui di un qualche fulminato (diventato per vicinanza con altri, già ora emigrati, un artista anch’esso), a spese delle collettività. Con il Sindaco in prima fila.

Magari si potesse ragionare di cose serie! Ma non ce n’è occasione. Nè motivo.

ps: domani si potrebbe cominciare a lanciare secchiate di vernice colorata sui portoni delle case del centro – come omaggio a Cocciante -, o occupare un pezzo di Piazza Orsini per far ricostruire la casa di Giannina Milli…

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