Artismo

merdadartista

Senza scomodare il ready-made di Duchamp, anche i barattoli di Manzoni erano solo 90. L’iperproduzione abbassa la qualità.

Il paragone che mi frulla in testa è sempre quello calcistico, il solito, se a 20 anni ancora non ti ha notato nessuno e continui a giocare in seconda categoria, forse sarebbe il caso di accettare che non giocherai mai in Nazionale, potrai avere un’onesta carriera, fino ai professionisti, magari, ma no, non sei un campione, non sei Maradona, non sei Baggio e non sei nemmeno Francesco Coco. Dopo i vent’anni, meglio non parlarne.
E’ la vita, ed è dura per tutti, l’ho capito io dall’alto della mia presunzione, lo possono capire tutti.
Ecco, lo stesso dovrebbe valere per “l’arte”, anzi per quella malattia virale che è l’artismo, che da sempre accompagna tutti i bambini speciali, di solito sotto i vent’anni. Malattia che spesso esaurisce il suo corso in breve tempo, ogni tanto procura qualche professionista nel proprio campo, molto raramente regala al mondo un Artista.
La breve premessa mi sembra chiara, ora veniamo a quello che si vede qui (grazie a i due Punti per il link).
Un palazzone in pieno centro, sede di uno scalcagnato negozio di abbigliamento e di un cinema ancora più scalcagnato, ha avuto la sfiga di ospitare 100 anni fa un teatro vero. Pare per l’intervento di un dio malefico, un sindaco folle decise negli anni ’50 di smantellare quella replica della Scala di Milano – anzi, qualcosa di meglio… diciamolo! – per metterci dentro un negozio che vendeva mutande a mille lire, naturalmente dopo aver costretto con la tortura i cittadini ad accettare l’insano gesto. Da quel dì la cultura venne bandita da Teramo, e per 70 anni l’influsso negativo ha costretto la cittadinanza a godere di offerte culturali solo negli ultimi anni accettabili, grazie ai concerti di Vittorio il Fenomeno e Noemi.
Oggi finalmente, quando allo scadere del contratto d’affitto l’Oviesse restituisce i locali al Comune e si approssima un nuovo contratto con qualche altro esercizio commerciale – o peggio coi cinesi, ‘sti pezzi demmerda (che magari pagano davvero, a differenza di tanti amici nostri) -, si scende finalmente in strada a difendere la Cultura.
Ribadisco che l’opera di sensibilizzazione è meritoria, come è chiara la richiesta di spazi di aggregazione giovanile, della necessità di riappropriarsi degli spazi comuni, ma questo funziona finchè non si tenta di accendere il tutto con il sacro fuoco dell’Arte.
Ogni tanto proviamo ad essere seri.
Io sono convinto che Teramo abbia bisogno di un teatro, l’ho detto e scritto più volte (per ricordare, ad esempio qui e qui…), ma ritengo pure che non sia possibile cominciare a discutere di qualcosa mettendo sul piatto una posizione e facendola passare come l’unica in gioco, e penso anche che non sia scontato l’automatismo che vuole che ci si debba autodefinirsi artista per parlare di cultura, e di urbanistica.
Tolto lo spottone da campagna elettorale, quanto visto davanti all’ex Oviesse non è tanto diverso da quello che accade a Roma a Piazza Trilussa ogni sera, con la differenza che l’omino con chitarra e bicchiere di vino in cartone non mi fa la predica da profeta della Cultura.
Perchè questo rimane, a Teramo, qualche ottimo professionista, qualche onesto mestierante e un po’ di personaggi strani che parlano di quant’era bello il Teatro nel 1800 e spicci, mentre alle loro spalle il mondo dell’arte è rappresentato da gente che è il perfetto stereotipo dell’artista dannato di oggi, sciarpa di lana modello Fantozzi, scarsa dimestichezza col barbiere, tabacco & cartine, alito alcolico. Gente che in un teatro non ci è mai entrata perchè avrebbe dovuto pagare il biglietto.
L’artismo è una malattia strana, sappiatelo, non basta drogarsi e suonare la chitarra per essere Keith Richards, anche questo va chiarito, lui può permetterselo, il 99% della popolazione mondiale no. Accettatelo.
E ammettiamolo, è colpa dell’aumento pauroso della disoccupazione giovanile: ce stamo a diverti’ perchè nun c’avemo ‘n cazzo da fa’.

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