Le Pertinenze Demaniali marittime e le concessioni, una vita in Moratoria?

La tipica spiaggia libera

Le pertinenze demaniali marittime sono quelle strutture di proprietà pubblica insistenti sul demanio e comprendono anche tutte quelle costruzioni di difficile rimozione o inamovibili, edificate da privati, ai quali, alla scadenza della concessione stessa, lo Stato non ne ha ordinato l’abbattimento con il ripristino dei luoghi,  acquisendone automaticamente la proprietà, anche in presenza di rinnovo della concessione ( art. 49 del Codice della Navigazione).

A suffragio di questa tesi ci sono numerose sentenze :

–          Cassazione civile, sez. III, 24 marzo 2004, n. 5842

–          Consiglio Stato, sez. VI, 6 giugno 2003, n. 3187; 8 aprile 2000, n. 2035; 16 marzo 1993, n.244; 26 Giugno 1990, n.664, 31 dicembre 1988, n. 1345, 17 febbraio 1967, n. 115, 4 luglio 1962, n.450;

In sostanza, se lo Stato mi concede lo sfruttamento commerciale di un’area demaniale e autonomamente decido di costruirvi sopra uno stabilimento balneare(bar/ristorante), supposto sia un’opera inamovibile, alla scadenza della mia concessione, lo Stato avrà due opportunità, ordinarmi di demolire il tutto e ripristinare l’area o acquisire automaticamente e senza risarcimento alcuno quanto costruito.

Questo “cambio” di proprietà, comporta, per il concessionario, la perdita della proprietà della struttura di difficile rimozione presente sul demanio e dall’entrata in vigore della Finanziaria 2007 l’automatico avvio del pagamento di una sorta di “affitto” a cui, ogni concessionario,  deve far fronte insieme al canone concessorio.

Sarebbe automatico pensare che, allora, la quasi totalità degli stabilimenti balneari sia di proprietà statale o in procinto di diventarlo, vanificando dunque le ragioni di tutti quei balneatori che blaterano contro la direttiva Bolkestein al fine di salvaguardare i propri interessi e le proprietà edificate sopra il demanio.

In effetti, così non è e all’anno 2010 le pertinenze accertate erano circa 250 su 30.000 concessioni, cifra irrisoria rispetto alla realtà dei fatti.

Questo si è potuto realizzare per diversi motivi, il primo è che la maggior parte degli stabilimenti balneari risulta come “struttura removibile o di facile rimozione” ovviando l’acquisizione statale, anche se nella realtà è un prefabbricato in cemento e in molti altri casi, aggrappandosi a leggi come la 88 del 2001 che assicura il rinnovo automatico delle concessioni,  si sott’intenderebbe secondo alcuni e contro le sentenze di cui sopra, l’incameramento posticipato dei beni fino al definitivo termine della concessione, ovvero mai.

Perché lo Stato e nello specifico, le amministrazioni comunali, non controllano e verificano, disponendo e specificando quali sono i criteri per dichiarare una struttura “non removibile” da una di “facile rimozione”, tutte le strutture edificate in questi anni sull’arenile? E perché non controllano e verificano quali  e quante strutture sono da incamerare e quali da rimuovere?

La mancata verifica di queste condizioni comporta, da un lato l’incertezza per i balneatori di calcolare gli investimenti sul demanio e dall’altro ,per lo Stato, l’incertezza di incassare quanto in realtà dovuto, solo perché non ci si è degnati di rispettare le leggi che si sono scritte.

Il principio secondo cui la Finanziaria del 2007 introduce dei canoni di affitto per l’uso e la gestione delle strutture pubbliche su demanio, a mio dire,  è giusto nonché sacrosanto, perché è iniquo pensare che il gestore di un qualsivoglia esercizio commerciale in un qualsiasi edificio fronte mare deve pagare cifre astronomiche per l’affitto mensile oltre le dovute tasse, mentre chi detiene una concessione e sfrutta gli stessi servizi commerciali paga cifre irrisorie.

Considerando anche che, a seguito delle proteste dei balneatori, il canone stabilito per l’affitto di tale struttura viene considerato per affitti del settore terziario e non commerciale, consentendo un ulteriore notevole risparmio!

Questione diversa, si profila per chi precedentemente al 2007 aveva già rinnovato la concessione e si ritrova a dover pagare canoni differenti da quelli stabiliti e su cui numerose sentenze, giustamente,  si sono espresse favorevolmente.

Ma quanto costa questo affitto?

Prendiamo uno stabilimento ( e che sia Pertinenza) di grandezza media, sui 250 Mq e sistemiamolo a Giulianova Lido, in posizione centrale, poi andiamo a valutare i valori OMI ( osservatorio del mercato immobiliare) e scopriamo che mediamente ci vorrebbero circa 8.200 € di canone annuo(escluse le riduzioni), cifre certamente non astronomiche se pensiamo a quanto pagano di affitto i locali commerciali fronte mare, ma all’interno di edifici privati

Eppure, dal 2007 la protesta dei Balneatori  è cresciuta in maniera esponenziale, fin tanto che quest’estate, ad Agosto, il Governo, con il “decreto del fare” (ma fare che?) ha concesso una moratoria temporanea a tutti i concessionari, spostando la data del versamento al 15 settembre, nonché bloccando tutte le procedure in corso a carico degli “evasori” e su cui pendevano procedimenti di revoca della concessione stessa.

Procedimento che interessa sia i pertinenziali sia i normali concessionari che si sono rivisti ritoccare, dal 2007, le tabelle per il pagamento del canone demaniale.

A vantarsi di tale iniziativa è stato l’on. Lodolini del PD anche se, è da sottolineare il primo firmatario, quella cima di Maurizio Gasparri PDL,  il quale esprimendo soddisfazione per aver evitato a migliaia di persone di pagare quanto dovuto all’erario, si dichiarava deciso a trovare, entro il 15  Settembre, una soluzione che garantisca allo Stato la giusta riscossione e al contribuente un canone equo da pagare.

Il 15 Settembre è passato e nulla è stato fatto, intanto si pensa ad una proroga e così come auspicato da Lodolini: lo Stato avrà la certezza di riscuotere nemmeno un caffè e il balneatore la certezza di non pagare, in attesa di sapere quanto e quando, forse mai.

Cordiali Saluti

Stefano Alessiani

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