Di quel Piras, l’orrendo fuoco…

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Ed ecco come un quotidiano del gruppo L’Espresso riporta correttamente quanto accaduto. Poi dici il Metodo Boffo… Il conformismo pseudo progressista non è poi così differente da quello conservatore.

D’estate, si sa, il caldo può dare alla testa, e in assenza di omicidi in Val d’Aosta/Abruzzo/Puglia è difficile riempire le pagine dei quotidiani e i rotocalchi televisivi postprandiali, ma per fortuna c’è lo sport. Tralasciando il calciomercato, in attesa che il Milan scopra se comprare qualcuno o puntare su “con Silvestre siamo al completo”, c’erano i Mondiali di Atletica in Russia, il posto adatto per sentire qualche sportivo sparare qualche sciocchezza di dimensione internazionale.

Detto fatto, siccome la Russia, come tutti sappiamo, è la patria della democrazia che piace al centrodestra italico, come la Vezzali che si sarebbe fatta toccare solo da Silvio (ma anche da Mario), la buona Elena Isimbayeva, per spirito nazionalista e amor di Presidente, non si è fatta sfuggire l’occasione di esprimere il suo appoggio alle virilissime leggi contro la “propaganda omosessuale” in vigore nell’amata patria.

Ed è andata fin troppo bene, se a delle atlete svedesi che protestano mettendosi dello smalto arcobaleno si risponde solo a parole, in un paese in cui l’immagine del Capo è quella di un tizio che a petto nudo fa judo con gli orsi siberiani e la sua prestanza è tale da meritare l’intitolazione di un lettone in casa di uno che con la fila fuori dalla porta se ne fa otto su undici. Ma solo perchè non si può arrivare a tutto. 

Fortunatamente la campionessa, dopo aver dichiarato che “se si permette che vengano promosse e fatte certe cose per strada, è giusto avere molta paura per il futuro del nostro Paese” oltre al fatto che i russi si considerano “persone normali”, e vivono “soltanto uomini con donne e donne con uomini”, ha omaggiato l’ex premier italiano dicendo di essere stata fraintesa, vista la magra figura internazionale, ribadendo infatti lo stesso concetto.

Ed è qui che entra in gioco il nostro Don Chisciotte, nella figura di un giovane dirigente del PD sardo, Gianluigi Piras, che incurante delle conseguenze – e convinto di non essere in Italia, probabilmente – se ne esce con un sarcastico paradosso, ad uso e consumo di un paese di guardie del corpo del Governo Letta, che non vedono l’ora di poter parlare di qualcos’altro che non siano le mirabolanti opere del governo del Fare.

La frase di Piras, pubblicata manco a dirlo sul suo profilo Facebook, che è, testualmente: “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono”, sconta due colpe tremende, la prima è il fatto di essere un paradosso troppo ricercato, con il riferimento agli “stupri correttivi” su omosessuali in voga dalle parti di Mosca, la seconda quella di essere una provocazione in buona fede.

Roba che in Italia non può essere perdonata.

Tralasciando il problema del “contesto” una battuta sugli ebrei fatta da Woody Allen ha un significato, fatta da Priebke non è una battuta -, che riguarda gli addetti ai lavori (Piras era Presidente del Forum Regionale Sardo su Diritti Civili), rimane il problema di uno strano concetto del politically correct in voga nel Bel Paese, per il quale le discriminazioni sono opinioni, ma una battuta può essere un tentato omicidio (ne uccide più la penna che la spada, non lo sapete?), le cui conseguenze principali sono state:

  • la discussione è stata spostata dalle frasi discriminatorie della Isimbayeva alla caccia all’untore invocatore di stupri Piras
  • un mondo di beceri razzisti che tira banane al Ministro Kyenge ha cominciato con la solita dimostrazione “ecco, loro sono uguali” (non potendo dimostrare che siano peggio), mettendo sullo stesso piano il sarcasmo della frase di Piras con chi il sarcasmo non sapeva manco dove fosse di casa, additando la Ministro come complice di tuttiicriminidegliimmigrati(.com)
  • Piras si è dimesso da tutti gli incarichi (‘sti cazzi©), tra il biasimo di un intero Paese, attaccato per primo dai suoi compagni di partito, Concia in testa, senza alcuno che lo abbia difeso, nemmeno per sport (ma solo perchè c’era il meeting di CL).

Il tutto, ancora una volta, a riprova che non è né il momento, né il luogo per le provocazioni (intelligenti o meno), per la satira o per il sarcasmo, per un minimo sforzo intellettuale di dipingere la realtà com’è e non come si deve raccontare, non perchè – come pensano gli ottimisti – le persone non sono ancora in grado di comprendere, ma perchè in realtà comprendono benissimo, e in un paese in cui il servilismo è regola, bisogna fare a gara per dimostrarsi i migliori, cogliendo l’occasione per affondare qualcun altro. Il conformismo reazionario fa il resto.

Senza voler ricominciare un dibattito su cosa sia la satira, e soprattutto su cosa si possa fare satira, mi limito a due considerazioni:

  1. il potere in senso lato è l’oggetto della satira, ed è per questo che il potente è necessariamente il destinatario del dileggio, tra la campionessa Isimbayeva e il misconosciuto Piras non c’è dubbio sui ruoli, in Italia invece va più di moda il carnascialesco, dove si può ridere solo delle disgrazie dei poveracci, e l’Arlecchino Piras viene preso a bastonate dai Pulcinella del suo stesso partito
  2. per potersi permettere provocazioni “intelligenti” bisogna essere “autorevoli” come le macchiette di intellettuali da Costanzo Show, se non hai mai urlato impunemente capra! o culattone! a qualcuno devi essere sbranato vivo, se non dirigi Il Foglio non puoi gridare “siamo tutti puttane” senza che ti ridano dietro o chiamino la neuro.

Caro Piras, mentre vieni alla fine accomunato a letterati della fama di un Borghezio o di un Salvini, mentre a QELSI (cristo, QELSI!) stappano spumante ridendo a crepapelle per aver fatto bella figura continuando ad osteggiare i diritti degli omosessuali peggio di prima, mentre le frasi della Isimbayeva rimangono in tutta la loro grettezza, tu ti sei dimesso. Non c’hai davvero capito nulla…

In fondo questo è il paese in cui il problema sono le leggi, non i reati, in cui non sono loro i razzisti, sono gli altri che sono neri, in cui un Presidente del Consiglio non paga le prostitute, ma ne è solo l’utilizzatore finale. Qualcuno doveva pagare per tutti, è toccato a te.

La colpa che però hai sicuramente è quella di aver violato la regola aurea: le battute non si spiegano.

In bocca al lupo Gianluigi.

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