Vedo, prevedo e stravedo.

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Nell’immagine, la GuerraCivile© nelle intenzioni di Silvio Berlusconi. Bondi, già pessimo nello scrivere poesie, trova ancora più difficoltà coi disegnini.

Era dal giorno della sentenza della Cassazione che volevo scrivere queste due righe, per dimostrare le mie doti di aruspice (regolarmente iscritto all’Albo, che con ‘sti blitz della Finanza in giro), ma se avessi aspettato ancora un po’ sarei stato scavalcato da qualche autorevole firma del Corriere o da un Giuliano Ferrara qualunque, e a quel punto non avrei manco potuto chiedere i diritti su queste idee. Il fatto che oggi si sia tenuta la splendida manifestazione sotto casa di Silviuccio bello mi costringe così a lasciare il mio ozio e a scrivere quanto segue.

Siate forti, e non dimenticate che può andare sempre peggio.

Subito dopo l’annullamento e il rinvio alla Corte d’Appello della condanna all’interdizione dai pubblici uffici per l’ultimo profeta dell’amore, il mio cervello ha cominciato a pensare alle conseguenze sulla vita politica di questo Paese, fottendosene bellamente della condanna a 4 anni di reclusione che avrebbe portato Silvio a fondare comunità di recupero per nipoti minorenni di ras dei paesi arabi in declino.

Avrei voluto chiamare Cicchitto e GhediniCoppi lasciamolo stare, un altro fallimento… -, ma Sandro Bondi mi ha fatto sapere che non potevano rispondermi perchè impegnati ad organizzare il catering per la GuerraCivile©, avrei voluto sentire Renzi, ma era stato prontamente imbavagliato da Franceschini su ordine di un Letta qualunque e del suo commercialista, Civati mi ha scritto via mailcome se non avessi Twitter anche io -, mariomonti vagava sperduto urlando sobriamente “nessuno mi vuole più bene” e Cuperlo era impegnato a tenere la mano di D’Alema, disteso sul lettone di Putin fiaccato dal dolore per il dramma giudiziario che aveva coinvolto il caro congiunto.

Ho dovuto fare tutto da solo, quindi. E questi sono quelli che la mia avantologia ha proposto come scenari possibili:

  1. La via democratica al suicidio assistito.
    Sedando Berlusconi a colpi di Cialis e richiamando gli iscritti più fedeli ad una prova di dedizione, il gruppo dirigente PD avrebbe recapitato in comodi contingenti, figlie e nipoti degli iscritti di cui sopra in età scolare, spacciandole per nipotine di Stalin. Così facendo si sarebbe ottenuta una fiducia per almeno altri 6-10 mesi, per consentire al Governo Letta di portare a termine la difficile riforma del rimanere in carica oltre le elezioni europee, far votare un’amnistia per dare il via alla riforma della giustizia, fare una bella riforma semi-presidenziale – ce lo chiede la gente – e consentire così il ritorno in pompa magna dell’ex Cavaliere in concomitanza con le nuove elezioni. Responsabilità e pacificazione, le parole d’ordine per fiaccare pure i grillini al grido di “chi ve lo fa fare“. Intanto Renzi, per non rovinarsi troppo il fegato, si poteva accomodare su un comodo scranno a Bruxelles, dove avrebbe detto la sua su questioni fondamentali come la presenza delle verdure nel vero lampredotto fiorentino in vendita nelle piazze di Cracovia.
  2. Muoia Sansone, ma non i Filistei.
    Il PD decideva l’inconsistenza della regola che legava la carica di Segretario a quella di Candidato Premier, in una cena tra 5 persone alla pizzeria di Napoli in cui Antonio Razzi aveva gettato le basi della pace tra le Coree con gli ambasciatori dei due paesi. Eludendo la strettissima sorveglianza di Boccia, uscito un attimo a spostare un F35 Malaguti parcheggiato in seconda fila dalla moglie, Renzi veniva fatto evadere da Palazzo Vecchio, caricato su un camper a noleggio e portato in incognito al Salone del Libro, nello stand del Gruppo Espresso, dove intervistato da Curzio Maltese annunciava la nascita del Comitato di Liberazione Adesso per sempre®, al cui aderiva entusiasta Pietro Ichino e un tal Brunello Viscosii, con una donazione di qualche milione di euro. Un assonnato Silvio Berlusconi annunciava a reti e radio unificate il suo ritiro dalle scene, motivato dalla sua conversione all’islam e dalla necessità di procedere ad almeno altri 5 matrimoni, e Matteo Renzi verificava l’inutilità di sfrantumarsi le palle nella corsa a Segretario del PD, quando aveva già in mano l’intera Italia. Il Governo Letta inciampava su una mina di lì a poco, le elezioni consegnavano ad Adesso per sempre® il 45% dei voti, Grillo si riduceva sotto il 15%, superando persino il grande Partito Democratico guidato da D’Alema e Fioroni. Il primo provvedimento del nuovo Governo era l’amnistia urbi et orbi, e lo stanco Presidente Napolitano passava le consegne al nuovo eletto, Silvio Berlusconi, che da un po’ di tempo si faceva chiamare Brunello.
  3. Il ritorno del Reo.
    Consigliati da un agente infiltrato tra le linee nemiche, i subdoli Ghedini e Cicchitto, giocavano la loro carta migliore. In attesa del processo in Corte d’Appello a Milano, che avrebbe stabilito l’entità – o la non sussistenza – della pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici, mentre nel Paese si moltiplicavano le iniziative a sostegno dell’Unto delle Signore (Durex Gel LoveSex da 60ml), scartoffiando qua e là venivano illuminati da un’idea: l’incostituzionalità del Decreto Severino che affibbiava senza che lo avesse fatto alcun giudice – seppur assunto per concorso, attraverso un test e degli esami, e non attraverso il voto del popolo, quando si sà che Salomone non finì mai il suo percorso universitario – l’impossibilità di candidarsi per ben 6 anni anche al loro pur giovanissimo Leader. Vigevano su quel decreto, varato in fretta e furia sulla spinta del machiavellico mariomonti (“ce lo chiede l’Europa”, amava dire nei suoi giorni migliori), già i dubbi della metà delle amministrazioni pubbliche dell’Italia, con le sue incompatibilità sui ruoli dirigenziali e ruoli elettivi, sul fatto stesso che la corruzione, da modello standard per sconfiggere la burocrazia assassina del Bel Paese, potesse essere diventata improvvisamente il nemico da sconfiggere. Come se tutti non sapessero che era proprio la corruzione a garantire quel minimo di investimenti ancora presenti in Italia, paese ormai al collasso dove nessun sano di mente avrebbe speso il suo denaro, se il suo investimento non fosse stato garantito dall’esistenza di una vera concorrenza. Altrimenti Marchionne sarebbe rimasto a fare il commercialista in Canada. Ma questa è un’altra storia, andiamo avanti. Il tempo scorreva impietoso, e la Corte Costituzionale – notoriamente covo di comunisti – non garantiva la riuscita del colpaccio, ma ci si doveva provare lo stesso. Intanto per ottimizzare i tempi il Governo Letta doveva cadere, magari per colpa del PD, devastato dalle lotte congressuali interne, e pure un po’ schifato di continuare a governare con un noto truffatore. In fondo poi, se si torna alle urne non è che puoi metterlo nel curriculum di aver votato come Brunetta e la Santanchè. Legge elettorale e poi al voto, era questa la voce che si alzava dagli scranni parlamentari, e così sarebbe stato. In attesa della conclusione del processo in Corte d’Appello, intanto, il decreto Cancellieri era stato davvero dichiarato incostituzionale, e la nuova legge elettorale con le preferenze aveva visto ben 15 milioni di italioti vergare il nome di Dio sulle schede. E vissero tutti felici e contenti fino alla fine dei tempi, dopo aver fatto la riforma della giustizia e un’amnistia, per non saper né leggere, né scrivere.
  4. C’era una volta (da una bozza di Philip K. Dick)
    In una situazione ridicola, in cui Sandro Bondi invoca la guerra civile, come un Casaleggio qualsiasi, in cui il PdL non riesce a fare qualcosa di legale nemmeno convocando un comizietto nostalgico sotto casa del proprio padrone (manco l’autorizzazione santo dio, davvero “facciamoci riconoscere, che non si sa mai”), i parlamentari del PD avevano un conato di vomito, vedendo che Alfano era pronto a dimettersi come sacrificio per il proprio capa, ma lo avevano dovuto difendere loro stessi per un abuso di dimensioni internazionali, con grave scorno di Enrico Letta e del povero Boccia, costretto a trovarsi un lavoro visto che la moglie non portava più a casa lo stipendio, il governo cadeva di lì a poco. Intanto che una pattuglia di carabinieri bussava a Via del Plebiscito per il trasporto di rito al comando più vicino, il PD teneva finalmente la direzione nazionale per definire le regole di questo congresso e Renzi, Letta e chi per loro decidevano cosa fare da grandi, ridando la parola prima agli iscritti, e dopo una nuova legge elettorale – o il semplice ritorno al Mattarellum – anche agli elettori. Con il voto a febbraio, persino i Consiglieri Regionali abruzzesi erano costretti a ricalcolare i termini della propria pensione e forse avremmo superata l’anomalia tutta italiana di avere in parlamento nani e puttane, lasciandole a ruoli più simpatici nelle canzoni dei tributi a Fabrizio De Andrè. Con il rischio che persino il PD sarebbe diventato un partito normale, più grande o più piccolo, lasciamo deciderlo a chi lo vive, senza chiedere il permesso a Cicchitto e all’esercito dello sfascio, che oggi ha bisogno del tutoraggio – coatto o meno – di chi dovrebbe essergli alternativo.
    Dopo l’annetto passato a consigliare formazioni ad Allegri, Silvio avrebbe scontato la propria condanna, e grazie alla riforma della giustizia e ad una provvida amnistia condizionata, con il suo passaporto in tasca sarebbe salpato alla volta di Antigua, con al timone il fido skipper di mille avventure, che per comodità chiameremo Massimo.

Dissolvenza al nero, fine. Scegliete secondo i vostri gusti, sarà comunque un successo.

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  1. Chiamatemi Cassandro. | cerebrolesTo - 30/08/2013

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