Work in Congress.

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Nell’immagine, la Commissione per il Congresso del PD controlla che il fondo sia stato raggiunto o sia necessario prevedere nuove deroghe allo Statuto.

C’era così tanta fretta, dopo le dimissioni di Bersani di giungere ad un momento chiarificatore, che si è deciso la transizione di salute pubblica di Guglielmo Epifani con una fretta tale che l’Assemblea che avrebbe dovuto discuterne si è riunita solo per votarlo.

Il PD quando deve deve derogare alle regole o colmare le lacune statutarie è di una solerzia incredibile, un po’ meno quando si tratta di cose serie. In ogni caso, fatto il segretario traghettatore, il congresso – vicinissimo in tempi di scadenze naturali – è diventato l’orizzonte verso cui navigare, con calma olimpica e poche idee, ma ben confuse.

Le regole cambieranno o rimarranno le stesse degli scorsi congressi? Ci saranno le primarie aperte a tutti gli elettori o si tornerà alla sola consultazione tra gli iscritti? La carica di Segretario sarà obbligatoriamente coincidente con quella di candidato Premier?

Per risolvere le annose domande serve necessariamente una commissione di saggi! Una commissione che temporeggi e faccia melina in attesa che si chiariscano le prospettive di durata del Governo Letta e che Matteo Renzi decida cosa fare da grande.

Un congresso decisivo per questo Partito si riduce a questi problemi, fatevene tutti una ragione. E quando ci sono i problemi, non c’è che da cercare un Mister Wolf che li risolva. E Mr. Wolf aveva i baffi.

Giusto per ricordare, in 6 anni il PD ha avuto due segretarieletti attraverso primarie “universali”e già due traghettatori, roba che in un mondo normale la figura dovrebbe finire di diritto nelle cariche elettive del Partito stesso, ed ora si appresta a valutare se sia il caso che l’attuale traghettatore debba candidarsi alla carica di Segretario – compito del traghettatore è impegnarsi a non candidarsi al ruolo che ricopre pro-tempore, salvo ripensarci a due mesi dai congressi –, o se sia il caso di mandare allo sbaraglio qualcuno contro il vincitore designato dagli dei.

Ed è proprio per questo che i saggi approfondiscono, discettano, alambiccano, esaminano e riflettono. Gli aruspici ancora non sono in grado di interpretare il futuro. Questo vuol dire che i risultati dei congressi/primarie non sarebbero univoci a parità di competitors nel caso di primarie aperte e nel caso di consultazioni tra i soli iscritti. Una vera jattura.

Prima di arrivare alle mie solite conclusione da avantologia – potevo risparmiarvi tutta ‘sta roba, ma avevo tempo libero – vediamo ad ora chi sono i teorici sfidanti:

Pippo Civati: il primo ad essere sceso in campo, un po’ un Don Chisciotte, il Partito – apparato, non apparato, ex DS, ex Margherita, ex-quello-che-vi-pare – non lo caga di striscio; piace in rete, spesso dice cose condivisibili, sconta un deciso personalismo e la voglia di distinguersi sempre e comunque.

Gianni Cuperlo: il giovane cinquantaduenne Gianni è stato benedetto dalle stesse mani di Massimo D’Alema, ex segretario dell’ultima FGCI all’epoca dell’ultima glaciazione, persona colta, ha scritto due libri con Massimo D’Alema, aveva un blog che non aggiorna dalla Rivoluzione d’Ottobre; a differenza di Massimo D’Alema non ha i baffi, ma pare appena sbrinato dalla cella frigorifera in cui rimase chiuso negli anni ’70 mentre si trovava sul set di un B-movie sui vampiri. Algido e dalle cravatte troppo sobrie, quando l’ho visto per la prima volta ho capito cosa fosse davvero l’apparato.

Gianni “comBagne e comBagni” Pittella: non ci credo che si candidi davvero, dalla verve straordinaria – ogni suo intervento è come se fosse fatto durante il Primo Maggio a Piazza San Giovanni, anche se dice “passatemi il sale”, è anche VicePresidente del Parlamento Europeo. Ditelo con la voce di Crozza che imita Giacobbo ed avrete un’idea del problema.

Matteo Renzi: chi non conosce il personaggio cult di Happy Days? Gli amici Potsie Civati, Richie Cuperlo e Ralph Malph Pittella non avrebbero alcun appeal se nella serie non comparisse Matteo Renzarelli detto Ranzie. La serie però rischia di passare in secondo piano da quando gli effetti speciali alla Lost di Enrico Letta hanno rubato gli ascolti alle trasmissioni con Maria De Filippi, e se il nostro amico non vuole divenire l’emulo di Mariotto Segni deve sbrigarsi a decidere se una stanza al Nazareno abbia qualche valore per la prossima campagna elettorale delle Politiche, qualunque sia il sistema di elezione per occuparla.

Mister X: l’area vicina a Bersani, qualche ex popolare non immediatamente neo renziano, chi non si è già schierato armi e bagagli, spera nella presentazione di qualche altra proposta. Come nel 2011 quando il Milan svelò che Mister X aveva gli occhi azzurri, non era un top player, ma era Aquilani, pare che si stia facendo pressing su Roberto Speranza. Piuttosto la morte. Qualcuno confida anche in Guglielmo Epifani, tuttavia avendo lui stesso accettato il compito di traghettatore garantendo la sua non candidatura, ritengo per questo che saranno ben due gli ex socialisti a competere per la Segreteria.

Per la vostra gioia, vi presento le conclusioni, basate sulla mia abilità di interpretazione degli accadimenti e delle delle dichiarazioni della Volpe del Tavoliere.

Nel caso di primarie aperte, Renzi potrebbe vincere abbastanza facilmente contro tutti i competitors qui sopra, e l’unica soluzione per “l’apparato” di conservare quantomeno il controllo delle Federazioni Regionali, non potrebbe che passare per un accordo di non belligeranza col vincitore, che non gode degli stessi consensi da primaria nel partito. Chi meglio dei sostenitori cuperliani per trattare? Renzi ha già incontrato D’Alema, e le dichiarazioni coi baffi sono oggi più morbide verso chi è andato “oltre la rottamazione. Senza contare che così non ci sarebbe bisogno di scindere le cariche di Segretario e Candidato Premier, e il buon Letta potrebbe tornare felicemente a mettersi a disposizione, senza rompere troppo le scatole. In fondo in caso di primarie aperte il salto sul carro del potenziale vincitore – prima arcinemico – è già cominciato: ex giovani turchi, dalemiani, veltroniani, franceschiniani e compagnia fanno a gara a scoprire che grande risorsa possa essere Renzi per il partito. Se non puoi batterlo, fattelo amico. Se sei bravo, lo fregherai dopo, quando sarà a Palazzo Chigi, tipo Romano Prodi.

In caso di congresso riservato ai soli iscritti, la situazione si complica: Renzi potrebbe raccogliere il 35-40% dei consensi, troppo pochi per poter disporre del partito da solo, scartando l’accordo con Civati – per divergenze politiche, ma soprattutto personalistiche –, la maggioranza in assemblea verrebbe ancora una volta dall’area Cuperlo – 20-25% –, e da un nuovo patto di sindacato, con la facile trattativa di subentro del triestino al momento della candidatura a Premier del fiorentino.

Tuttavia è lo scenario peggiore per Renzi: nessuna vera garanzia che Letta si faccia da parte, la guida di un partito più subita che voluta, la dipendenza della maggioranza interna dalle strategie di Baffino. Un’operazione che avrebbe un senso, e anche ottime possibilità di riuscita, è che per questo non sembra adatta al Lider Massimo, che per una volta vincerebbe davvero a mani basse, rimettendo le mani sul partito e divenendo al contempo lo sponsor principe e il lasciapassare per Renzi a Palazzo Chigi: qualcosa del tipo “Ringraziami. Ma ti tengo per le palle”.

In fondo lo ha detto lo stesso Massimo D’Alema, “i candidati che sostengo io hanno sempre vinto, ma non sempre sono i migliori”, e questa volta mi pare ne sostenga almeno due.

Ad oggi io rimango fedele alla mozione Amedeo Nazzari.

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