Pensa, puoi.

cerebro

Uno studio dell’Università del Basso Wyoming ha scoperto un modo per alleggerire ulteriormente alcune zucche vuote, riempendole di buchi, in modo da far circolare meglio le idee in entrata e (libera) uscita.

Quanto costa un’idea? Dipende.

Un’idea prodotta in proprio, con certificazione IGT (idea garantita tua), è ormai merce rara, richiede tempo e fatica per strutturarla, cultura e abilità intellettive per definirla, e in un mondo in cui l’artigianato è ormai un settore economico di nicchia, è poco conveniente da produrre.

Sarà colpa della mercificazione capitalistica, ma non si producono più idee in proprio, da quando una distribuzione capillare permette di accedere ad una miriade di idee di seconda mano a basso costo. Una specie di catalogo di pensieri prêt-à-porter, ai prezzi degli alimentari del Lidl.

Nulla di male, queste idee costano poco e, se non sono già scadute, potrebbero anche farti fare bella figura.

Tuttavia, come le cover dell’Iphone, bisogna fare attenzione ad abbinarle correttamente con il proprio abbigliamento, nessuno indosserebbe un paio di stivali da pesca mentre maneggia il suo smartphone con custodia in strasse e pailettes. Il fatto che esista gente che lo faccia è solo un’ulteriore conferma della bontà del ragionamento che segue.

Le idee disponibili sono molteplici e variegate, ma al solito, quelle che vanno per la maggiore sono quelle più economiche, quelle di cui pagherai il prezzo vero solo nel tempo. Quando un’idea costa poco ed è alla portata di tutti la sua diffusione è immediata, la sua replicabilità illimitata. Nel giro di poco tempo chiunque non possa produrre un’idea in proprio l’avrà a disposizione.

Il progresso fa passi da gigante.

Finchè, però, una nuova idea prodotta in serie non invade il mercato, e come un aggiornamento dei colori di un dispositivo Apple, non spinge tutti i clienti a comprare il nuovo prodotto. A prezzi più o meno concorrenziali.

In fondo è il mercato, la legge della domanda e dell’offerta non perdona, è ovvio che un Iphone 5 sia nettamente meglio di un 4! E poi lo fanno pure bianco!

Qualche incongruenza potrebbe sorgere quando magari si parla di politica. Ma in fondo solo gli stupidi non cambiano opinione (e i cretini sono sempre pieni di idee).

Il problema vero però non è il cambiare idea come una ragazza cambia i propri vestiti “you change your mind / like a girl changes clothes”, diceva l’eminente studiosa di ermeneutica Kate Perry -, il problema è farlo senza la minima traccia di un ragionamento logico, senza un filo conduttore che spieghi non solo la nuova – e la vecchia – idea, ma nemmeno il perchè sia giusta o sbagliata.

E’ forse il fato che guida le azioni del consumatore di idee preconfezionate? E’ il marketing incessante delle multinazionali del prodotto mercificato di qualità taiwanese? Probabilmente non lo scopriremo mai, mentre lentamente la produzione di idee fatte a mano si estingue.

Quello che rimane però sono alcune sensazioni deleterie: l’immagine del canguro saltellatore che il pubblico si fa di chi cambia il suo stile dalla sera alla mattina, solo per seguire il variabile mondo della moda; la convinzione nell’uomo trendy, sempre al passo con i tempi e le idee degli altri, che nessuno possa produrre idee in proprio, e che quindi ogni interlocutore sia alla fine uguale a lui; la certezza di uno spettacolo pietoso, che danneggia l’immagine di tutti.

Questo per dire che la discussione non verte sui tradimenti veri o presunti, ma sul trovare conferma al fatto che non tutti sono in grado di scegliere sulla base di pensieri e riflessioni proprie, ma che tanti sono gli attori che si ritrovano a recitare su un palcoscenico in una parte affibbiata all’ultimo momento dalla sceneggiatura del caso.

Non solo rischiano di rimanere a vita semplici turnisti e sostituti degli attori titolari, ma nemmeno si rendono conto di quanto ne risenta lo spettacolo.

In attesa del prossimo aggiornamento firmware, chi ne è capace, ci pensi.

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