Safarino.

depretis_trasformismo012

Dopo 200 anni dalla nascita, lo ricordiamo ancora così. Non è questo quello che si intende con l’avere sangue freddo.

Pare che il refrain dei prossimi appuntamenti elettorali abruzzesi – Regionali ed Amministrative, con una possibilità di Politiche – sarà ancora una volta quello della Società Civile™. La solita elegante formula per giustificare spesso alleanze contronatura (politica).

Bene, io lo ripeto ancora una volta, a questa formula io non ho mai creduto, né crederò.

Primo, perchè mi ritengo parte della società, e pure troppo civile, secondo perchè sappiamo tutti molto bene che è solo un modo per riciclare qualche transfuga, coprendo le sue passate appartenenze politiche, dietro una foglia di fico.

Capiamoci, esistono persone e personalità che non hanno dato un contributo diretto alla politica, ma non è questo ciò di cui si parla, perchè persone di questo tipo che decidono di impegnarsi oggi hanno sicuramente maturato i loro convincimenti negli anni passati.

Giusto per ricordare, gli anni passati sono quelli in cui il PdL aveva il 35% in Regione Abruzzo (49 come coalizione di centrodestra a sostegno di Chiodi), e il 37% a Teramo (da solo pari all’intera coalizione di centrosinistra), anche solo statisticamente, abbiamo una fotografia del mare magnum dei potenziali attori.

A meno di non voler fare il grillisti della situazione, e credere di essere duri e puri dopo 20 anni passati a votare chi ora si vorrebbe cacciare.

Dunque, quale società civile?

Se vogliamo parlare chiaramente, ci sono persone convinte che per portare da questa parte i voti che mancano, la scelta strategica migliore è trattare con chi in questo centrodestra si sente troppo stretto. Tradotto, la tribolante area felina.

Lo dico qui, per me Paolo Gatti non è come il fumo negli occhi, è come spargere il sale sulle ferite: una trattativa che riconosce come fondamentali i suoi voti per le Regionali, e che in cambio consenta strani accordi locali è la fine di questo partito. Magari si vincerà all’Emiciclo, ma in giro per la Provincia di Teramo il centrosinistra sarà spacciato. Distrutto, devastato, azzerato.

Ci siamo sempre detti che noi non siamo come loro, che non condividiamo questo modello di governo, che non possiamo condividere una gestione del potere affidata ad un gruppo ristretto, familistico e clientelare. E ora?

Abbiamo sempre ripetuto che proponiamo una politica che si basa su parole d’ordine come progetto, capacità, trasparenza e onestà, perchè siamo convinti che non ci possa essere un progetto senza capacità, e che la trasparenza non ci sarà mai se manca l’onestà in chi governa. L’idea sarà scontata e vecchia, ma è questa la differenza ed il motivo di critica ad un sistema politico – il famigerato Modello Teramo – che oggi impera in Abruzzo e nella nostra Città.

La nostra idea politica è diversa anche perchè diciamo – e io lo credo davvero – che loro non abbiano nessuna di quelle caratteristiche.

Per questo non comprendo tutta questa voglia di mischiarci, attraverso la funzionale Società Civile™, con chi da sempre diciamo di combattere, e non comprendo dove sia il vantaggio del rinunciare a convincere gli elettori che sia stato un errore votare il centrodestra abruzzese, pur di trascinare con noi i loro eletti. Una strategia miope, che si basa più sull’accordo con i portatori di voti, piuttosto che col riaffermare le parole d’ordine di cui sopra, una strategia che vedrà loro trionfare in caso di vittoria – cambiare perchè nulla cambi – e noi colpevoli in caso di sconfitta, col risultato ulteriore di non aver comunque costruito nulla, ancora una volta.

Quello che dobbiamo fare è proporre un’alternativa, non pensare di mischiarci nell’indefinito limbo delle larghissime intese, altrimenti vorrà dire che qualcuno dovrà ammettere che o non ne è capace, o non lo è davvero.

Con l’aggravante del fatto che all’inseguimento di questi campioni di virtù, ci si lanciano ampi strati del centrosinistra locale, senza che nemmeno le prede abbiano dimostrato tutta questa disponibilità.

Problemi che non riguardano il sottoscritto, che sin da ora dice no ad accordi con chi ancora oggi siede in maggioranza o occupa ruoli di primo piano nelle Amministrazioni di Regione, Provincia e Comune. O a chi è loro vicino.

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