Guida al campionato

A meno di un mese dalle Elezioni Politiche urge un breve aggiornamento: lo scenario è in fermento ed è il caso di fare il punto della situazione per dare uno sguardo alla classifica del campionato dopo il giro di boa della fine del girone di andata.

Se fino ad oggi gli italiani hanno giocato a leggere i sondaggi, è il momento di fare sul serio, abbandonare le discussioni buone per le cene politicallly correct, in cui si è sempre d’accordo con le soluzioni razionali, e tornare a tifare per Silvio Berlusconi.

Come avrete notato, non volevo tediarvi più di tanto, e vi ho servito su un piatto d’argento la conclusione di un ragionamento non ancora iniziato. Ma vediamo dunque la classifica.

PD-SeL-CD-PSI: chiude il girone di andata saldamente al primo posto, con un vantaggio siderale sugli inseguitori, se il campionato finisse a dicembre avrebbe lo scudetto cucito sul petto. Tuttavia sarebbe poco democratico vincere così, dunque si è corsi subito ai ripari. Il tremendo turn over del mister ha consegnato una squadra che pare priva di stimoli e poco incisiva, per questo rush finale. Alcuni meccanismi sono saltati – specie a centrocampo –, si paga la stanchezza di una preparazione forse troppo pesante. Basterà amministrare il vantaggio sulle seconde? Intanto qualcuno grida al complotto di palazzo, soprattutto da quando l’arbitro ha segnato nel derby, dopo essere entrato in gamba tesa sull’ala sinistra, e in chiaro fuorigioco, per giunta.

PdL-Lega-FdI-MPA-MIR-etc etc: squadra rivitalizzata dai nuovi acquisti e come dice qualcuno dal doping – amministrativo e mediatico –, da quando il suo allenatore ha deciso di tornare al calcio giocato, con la fascia da capitano addosso. Il miglior centravanti degli ultimi 150 anni – o il secondo, visto che quello pelato in fondo ha giocato anche ottime partite, non fosse stato per aver radiato le altre squadre nei suoi campionati – torna al gol fuori casa, ai danni della compagine di Santoro&Travaglio, e riconquista i cuori dei suoi tifosi. Alcuni infortuni e uno spogliatoio non proprio unito rimangono il tallone d’Achille della squadra, ma non ci dovrebbero essere più problemi nel centrare la salvezza, anzi ora si comincia a parlare di scudetto, o di un posto in Champions. Usciti illesi dall’affaire calcioscommesse e dalla compravendita di alcune partite, senza nemmeno un deferimento o una radiazione, torna il Vecchio Signore, 35 riforme epocali sul campo, zero nella pratica.

Monti-UdC-FLI-Vaticano: i due calciatori in attività più anziani del gruppo, Casini e Fini, trovano un ingaggio anche per questo campionato, parevano destinati al ritiro, o comunque a ruoli dirigenziali in squadrette da serie B, ma grazie ai favori arbitrali, ai sorteggi pilotati e alla grande esperienza, escono dalle paludi della zona retrocessione, pronti alla prima combine disponibile per alterare i risultati del campionato. Cosa sarebbe la serie A senza un po’ di pepe? L’ingresso nella società dei magnati teocratici di Oltretevere ha portato nuova linfa vitale nelle casse della società, cosa che ha consentito l’ingaggio del regista mariomonti, vero colpo di un mercato asfittico, che fino a quel momento era basato sul piccolo cabotaggio degli scambi di panchinari di terz’ordine. A differenza degli sceicchi, i cardinali conoscono il gioco in cui investono. Grande tripudio per i nuovi schemi di attacco, come criticare un CdA pieno di presunti delinquenti, per poi schierarne uno titolare. Se ti sei comprato l’arbitro, nulla è impossibile.

M5S: la sorpresa dell’inizio di questo campionato, paga la partenza a razzo una volta alle battute finali. La salvezza pare garantita, ma i tifosi erano partiti con ben altre aspirazioni. L’allenatore perde colpi, specie per le trattative di mercato con procuratori invisi al Palazzo, gente fuori dal gioco da più di sessantanni, che dopo aver ricominciato dalle serie minori, tenta di tornare alla ribalta. La scostanza del gioco è legata ad una pessima gestione dello spogliatoio, e alla voglia dei giovani emergenti di fare il salto di qualità verso le squadre che contano. Elevato il rischio di bruciarsi per giovani promesse come il centrocampista Favia, altrettanto evidente l’indebolimento della compagine dopo la burrasca del mercato invernale. Di sicuro la squadra col tifo più caloroso, peccato che nessuno degli ultras abbia la minima conoscenza delle regole del gioco. Un ottimo gancio destro non è una dote fondamentale per un difensore.

Rivoluzione Civile: il ritorno del sudamericano Ingroia colora di rosso la formazione dell’ex allenatore Di Pietro. Ripartiti dalle serie minori, dopo le retrocessioni del 2008, la nuova società in collaborazione con rifondaroli, verdi e arcobaleni vari torna a calcare i campi che contano. Ottimo esordio nel derby con SeL, ma basterà per piazzarsi tra le grandi? Come per una squadra romana qualunque, l’importante non è vincere il campionato, ma danneggiare i rivali storici, in tal senso si dovrebbero leggere i tentativi di azzoppare alcuni giocatori della compagine Italia Bene Comune. Tanto con Monti e PdL sanno che non c’è partita; se non puoi batterli, aiutali.

Fare per Fermare il Declino: come altre formazioni minori non meriterebbero menzione, ma hanno le divise più belle del campionato, se fosse il carnevale di Rio. Giocano perchè non avevano nulla da fare, ma il loro calcio totale ha il pregio di non piacere a nessuno, specie finchè Giannino continuerà a vestirsi al buio, e a scegliere nomi, simboli e sigle così carichi di appeal. Se questi sono la rivoluzione liberale del gioco, sono peggio di Maifredi ai tempi della Juventus. Ma il fenomeno folkloristico è necessario in ogni campionato che si rispetti.

Bene, siamo sempre ad un mese dalle elezioni, e quindi torniamo a bomba: 11 milioni di elettori votano da sempre Silvio Berlusconi, qualunque cosa dica o faccia, e con questo, insieme al polo neocentrista bisogna fare i conti. Quindi non potendo cambiare gli elettori, attenti a non inciampare! Non siamo la Juventus, e cominciamo a pensare che il dopo-Moggi non è durato poi così a lungo.

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