Primarie for dummies

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Hai partecipato? Sei felice? Hai raggiunto “un ottimo risultato”? Ma non vinceva uno solo?!? Ah, hai il record di preferenze a Roccacannuccia!!! Grande!!! Avete perso un’occasione, ma lo capirete tra vent’anni. Come al solito.

Sono perfettamente consapevole, e fiero, di rischiare di passare per presuntuoso, ma visto che qua sono tutti bravi – anzi, più bravi –, ora provo a rispiegare nuovamente quale fosse la strategia migliore da portare avanti per queste primarie (e per quello che avverrà dopo…), come si sarebbe dovuto competere, e perché questo era il metodo più intelligente per ottenere un risultato.

Purtroppo ci sono persone troppo innamorate di sé stesse – e della propria voce – per dedicare due sinapsi a comprendere quanto gli si stia spiegando con gli immancabili disegnini. Tanto la risposta è sempre pronta “la politica è complicata”. Perché non conosci la dimostrazione del Teorema di Stokes, ignorante.

Almeno mi vanto di qualcosa che non ha provocato danni, non di sessant’anni di fallimenti.

Comunque…

Prima parte del ragionamento: definire l’obbiettivo. Il mio era chiaro, fare sì che almeno questa volta, Teramo Città potesse rischiare di esprimere un rappresentante in Parlamento. Visto che le candidature teramane alla fine erano quattro, anche altri potevano sbizzarrirsi nell’elaborare tattiche decenti, ma comincio a dubitare che lo scopo di molti fosse l’obbiettivo sopra declamato.

Secondo punto: considerare il valore reale delle forze in campo. Questa è una pseudo-scienza che mixa abilmente sensazioni personali e capacità di utilizzare i rudimenti della matematica appresa alle elementari. Con la differenza che le cazzate che puoi sparare alle elezioni nazionali passano nel dimenticatoio, ma quando la platea elettorale si riduce come in queste primarie, le sensazioni contano poco, e si gioca sui numeri. Cosa che taglia fuori dal ragionamento una bella parte di questi sedicenti esperti. Io davo 3000 voti a Ginoble su 10000 votanti, ne ha presi quasi 2800 su 8500 votanti, riportando al voto quasi completamente gli elettori a lui ascrivibili. Questo numero non l’ha mai preso in considerazione nessuno dei cervelli fini che si sono prodigati nell’ideazione dei piani di guerra in stile Wile Coyote, pensando che in fondo gli elettori avanzano sempre, o come qualcuno andava dicendo, solo Teramo sono ben 2500!

Terzo punto: se vuoi sfruttare eventuali vantaggi del regolamento, almeno prima tenta di comprenderlo. Se la lotta tra gli uomini è impari, dati i numeri, proviamo a giocare la partita delle donne. L’ha capito la Vibrata, non lo ha capito Teramo. Peccato che la Vibrata se si unisce – e include Pineto, Atri e Torricella – è così forte che in gara, al massimo, può fare terza. Peccato che la strategia non la fai su una donna a caso, e qua diventa ancora più difficile spiegarlo.

Quarta parte: non è importante aver ragione, l’importante è che ti ritengano in grado di averne. Qua non ho speranze, ci sono fior di illuminati intellettuali dietro le strategie perdenti di questo partito, chirurghi che ripetono da anni operazioni talmente ben riuscite da portare sempre alla morte del paziente. E aiuti primario accuratamente selezionati, secondo i migliori canoni mediocratici – ossia secondo l’esaltazione della mediocrità – per evitare di avere a che fare con tirapiedi più svegli del boss. Nonostante la naturale rarità di curricula di tal fatta.

Conclusione: chissenefrega? no, non è che mi sono dato una missione, è che mi piace guardare chi hai avvertito per tempo dell’errore che sta per commettere, annaspare in cerca di una via d’uscita, e mi piace soprattutto il ruolo della vocina che sussurra nell’orecchio del malcapitato un “te l’avevo detto” pieno di cristiana pietas e diabolica stronzaggine.

Quindi ora, a bocce ferme, ricapitoliamo il ragionamento che provo a portare avanti dal 12 dicembre, e che già provavo a spiegare a qualcuno, mentre una Commissione per il Regolamento delle Primarie, provava a buttare giù un codice che consentisse almeno al Partito Democratico Provinciale di evitare gli effetti nefasti del Porcellum. Un regolamento che poi alla fine era tremendamente simile a quello utilizzato per queste Primarie 2012. Non è merito di profonde riflessioni, è che ho il dono della preveggenza.

Dunque…

Fatto salvo Ginoble, i suoi voti, e la sua altissima probabilità di essere riconfermato anche attraverso le primarie, l’unica strategia possibile per la Città era quella di puntare su una donna teramana, da fare arrivare al secondo posto in collegamento magari con un uomo appartenente all’area più a sinistra del partito. Che poteva essere Renzo Di Sabatino, o Marco Verticelli o per assurdo – e più facilmente – lo stesso Segretario Provinciale, se la sua candidatura fosse stata davvero “di sintesi”. (nei panni di Renzo, se la proposta coniglio dal cilindro, avesse previsto il ritiro di tutti questi attori dalla corsa, io avrei rilanciato due volte la mia candidatura, roba da avere la vittoria matematica in pugno… va bene tutto, ma non raccontiamoci che Biancaneve è un film neorealista).

Come si nota nel novero dei candidati manca un candidato maschile teramano. Giustissimo, per due ottime ragioni: 1. Teramo con un bacino elettorale di massimo 2500 persone non è decisiva per l’elezione di alcun uomo, 2. l’unico risultato che si può ottenere con una candidatura teramana da parte di un uomo, è quella di raccogliere consensi locali, non spendibili nella corsa a livello provinciale. Peccato che anche in questo caso la matematica resti un’opinione, e qualcuno starà ancora cercando di capire quanto faccia 2200 meno circa 900… Proprio per questo era inutile la presenza in corsa di un esponente di punta del partito, che avrebbe solo rischiato di finire nel fondo della classifica provinciale. Con la ben misera soddisfazione di essere “primo a Teramo”, wow!

Qualcuno questa cosa l’ha capita, altri no. Ma io ve l’avevo detto eh!

Certo, in assenza di una candidatura di così alta levatura probabilmente ci sarebbe stato un minor lavorìo sotterraneo, meno impegno da parte di molti e meno agitazione e intraprendenza da parte degli Umpa Lumpa della telefonia – o Teletubbies, visto che c’abbiamo pure la collinetta dell’Ipogeo -, ma sarebbe stato più semplice mettere in pratica quanto qui sto esaminando.

In ogni caso, nessun piano può essere valido se non prevede un minimo di flessibilità per adattarsi agli eventi. Sarebbe potuta andare bene anche la candidatura teramana di elevato spessore tra gli uomini, se si fosse deciso seriamente di puntare su una donna teramana, aiutandola concretamente in Città.

Il problema era scegliere la donna. Qualcuno, forse colpito dalla sindrome del candidato, ha fatto qualche errore di valutazione: numericamente ora è facile sostenere che, mentre altri candidati hanno raggiunto il loro massimo di consensi, con eccezioni come Melarangelo, Ferri e Di Pasquale che li hanno persino superati, per il meccanismo della doppia preferenza di genere, o per aver deciso di farsi votare in maniera “secca”, per lasciare al palo i competitors, ci sono altri candidati che hanno visto limitato il loro risultato o dallo scartellamento dell’alleato di genere – quando non dall’errore nella scelta dello stesso… promuovere un abbinamento Di Pasquale – Di Sabatino non so quanto sia geniale, specie se poi nelle urne tale abbinata non sembra così evidente, a differenza di altre -, o dalla presenza di candidature che li hanno ostacolati direttamente, favorendo invece gli altri. E non è difficile individuarli in Marco Verticelli, Renzo Di Sabatino, ed in parte anche Ilaria.

Sarebbe stato tutto più semplice, se si fosse deciso di puntare seriamente sulla candidatura di Ilaria, sarebbe stato più semplice se ci si fosse creduto, sarebbe stato più semplice se si fosse capito questo ragionamento, evitando per una volta di pensare che coinvolgeva una persona troppo giovane, poco esperta, meno conosciuta, e che venisse da persone che ragionano senza chiedere l’albero genealogico su carta intestata del PCI o della DC dell’interlocutore.

Fermo restando la presenza di Manola in gara – autrice di un ottimo risultato tra l’altro, ma difficilmente incrementabile, dato che su di lei non sarebbero comunque potuti convergere i voti di Ilaria, checchè ne dica qualche giornalista professionista –, su Ilaria sarebbero potuti convergere più consensi trasversali, in città come in provincia, nel caso di un candidato uomo teramano che non avesse lavorato solo per sé stesso, e sarebbe stato possibile costruire accordi ancora più forti con un candidato extrateramano, se la candidatura maschile locale non fosse stata così carica di significati politici. Significati tanto importanti da prevedere il conseguimento del risultato attraverso tutte le tutele e gli accordi possibili. Ma questi sono problemi poco politici, che non riguardano me. Si sarebbero potuti ottenere anche consensi maggiori con un po’ più di tempo a disposizione, discutendo di altre candidature, ormai strumentali a progetti passati nel dimenticatoio. Ma la variabile tempo era un dato che condizionava tutti allo stesso modo, ed è inutile rimpiangere l’occasione.

In ogni caso in questo modo si sarebbero ottenuti alcuni obbiettivi notevoli: il secondo posto di una donna teramana nell’intera competizione, più voti per i candidati maschili “di sinistra” più forti, e nella migliore – molto poco probabile, ma non impossibile – delle ipotesi persino la possibilità, da parte del candidato uomo, di scalzare dalla prima posizione il riconfermato Onorevole Ginoble. Con la soddisfazione ulteriore di mettere in crisi il regolamento nazionale e le sue ripartizioni dei posti eleggibili: immaginatevi dover ottenere il posto di primo dei non eletti al Senato per una persona che al Senato non può essere candidabile! Altro che litigare per avere il decimo posto in lista alla Camera!

Di conseguenza non si avrebbe avuto sentore di alcun cataclisma, nessuna esigenza di ricompattare alcunchè, qualcuno non striscerebbe contro i muri per paura di congiure di palazzo, e magari il PD Teramano avrebbe uno sguardo oltre il tagadà di Piazza Garibaldi.

Peccato. Tuttavia, nonostante per me l’ottimo risultato sia solo la vittoria, un risultato concreto è stato raggiunto lo stesso, e passa anche per la creazione di un gruppo, anagraficamente nuovo, capace di mettersi attorno ad un tavolo per trovare una sintesi, una sintesi che possa prescindere dai nomi per concentrarsi sul miglior risultato ottenibile. Un risultato e un gruppo che pesano anche dopo queste primarie, cominciateci a pensare.

A questo punto, non mi rimangono che i doverosi complimenti a chi ha vinto, perché ha saputo farlo, e il sussurrare il compassionevole “te l’avevo detto!” a tutti gli altri. Ma siccome mi sento buono, vi lascio un consiglio gratuito,  leggete Clausewitz, non Michele Serra o il Corsera.

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