Bang! Bang!

Quando si dice che una vuol cantarle per bene.

Fuoco amico”…, ”si deve avvicinare la società civile”…

Non so perché queste espressioni mi fanno tornare alla mente il detto al nemico che fugge ponti d’oro, so che non c’entra nulla, ma per me tutte sono intrise dello stesso controsenso.

Intanto, penso che chi colora i comportamenti di amici di Partito, a suo dire sbagliati, con “fuoco amico”, per me già si erge automaticamente a detentore della verità e saggezza assoluta. Usa quelle due parole a mo’ di arma solo perché l’atteggiamento, l’intervento dell’altro non fa comodo a sé stesso e non all’immagine del Partito… Se poi la chiosa è “in politica si devono mangiare i rospi, non si può andare avanti con il fuoco amico”… beh, io perdo le parole.

Non lo riesco a capire. Non riesco a capire se questo benedetto fuoco amico – poi amico di che? del nemico? del partito? della politica? delle persone? – lo spara chi porta avanti un “politica di chiaro respiro leaderistico e personalistico” o chi, invece la denuncia?

Il fuoco amico lo spara chi si atteggia a padrone assoluto del PD? O chi pensa che il PD non ha padroni?

Il fuoco amico lo spara chi sarebbe pronto in ogni momento a cambiare casacca, salvo poi rimanere qua, perché altrove nessuno se lo prenderebbe? O chi non ha di queste velleità?

Il fuoco amico lo spara chi, magari, da ruoli apicali, auspica il MONTIBIS, o chi crede che la politica deve tornare a essere a disposizione della comunità per risolvere i problemi e non crearne di nuovi e gravi, come un altro governo tecnico.

Personalmente sono contraria dall’inizio al governo tecnico, come lo sono da sempre al “recupero della società civile”… entrambe queste figure quasi mitologiche, secondo me hanno un denominatore comune: “la politica non va bene”. Io non mi sento incivile neanche un po’, anzi. Come non lo è la gran parte del PD.

È vero le mode, ahimè, vanno seguite, ma a me i conti non tornano.

Un politico che afferma che per vincere le elezioni, occorre qualcuno della società civile, secondo me, ha qualcosa che non va. Cosa significa che chi, onestamente e per passione, cerca di dare un contributo alla società, impegnandosi quotidianamente ha qualcosa in meno di “un appartenente alla società civile”? Chi dispensa tali consigli, per me, indirettamente annuncia e afferma il fallimento della politica.

Non lamentiamoci se Grillo va forte, se l’onda dell’antipolitica ci travolge. L’ha voluto chi prima ha iniziato da dentro alla politica a inneggiare alla “società civile” e poi al governo tecnico.

Forse questo è il padre di tutti i fuochi amici.

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