Se Monti vince le Primarie.

“Questa era eccezionale, ma non ve la racconto perchè non potreste capirla. Elsa, sei d’accordo vero? Smetti di piangere ora, però.”

Il bello della politica italiota è la strategia. Quella che praticamente nessuno distingue dalla tattica – tranne forse D’Alema –, perchè nessuno ha letto Clausewitz, o se l’ha letto non l’ha capito – come sicuramente D’Alema –. E sono convinto che le strategie perdenti adottate sino ad oggi sono solo frutto del caso – tranne quelle di D’Alema, acutamente studiate e perfettamente fallimentari –, ed è solo il destino cinico e baro che ci ha condotto dove siamo, nel limbo dell’eterna emergenza, della ricerca spasmodica di una salvezza dalla Crisi, delle riforme epocali. Sul terreno della tattica, insomma, più adatto alle illuminate menti di chi governa. Vabbe’, sempre escluso quello là.

Siamo ad oggi: dopo aver rinunciato ad una comoda vittoria elettorale in cambio di un governo tecnico in posizione minoritaria, il PD ha deciso di provare a perdere anche le primarie per la leadership del centrosinistra, rischiando di incrinare l’alleanza dell’area democratica e progressista®, prima ancora di costituirla. Spero che quello là, almeno stavolta, non pretenda la paternità della pensata, anche se sta facendo molto per dare una mano. Dopotutto siamo un partito responsabile, e vincere facile sarebbe antisportivo. E quindi Bersani contro Renzi, contro Puppato, contro Gozi, contro Mazinga. Tocca sperare che non si presenti Vendola, sennò i comizi durano quanto Woodstock.

Ma per fortuna la politica italiota è in fibrillazione, mariomonti ha dato la propria disponibilità a servire ancora il Paese, se serve.

Dichiarazione funzionale alla credibilità internazionale, se lo fai negli Stati Uniti, dichiarazione che lascia trapelare che il sobrio tecnico, alla fine, ci prova gusto dopo 70 anni di grigia sobrietà a farsi il figo, facendosi dire quant’è serio e quant’è bravo dai giornali finanziati dai suoi stessi datori di lavoro; ma soprattutto, dichiarazione che può mandare in brodo di giuggiole la politica che pensa, da Casini a Fini, da Montezemolo a Marchionne, da Scajola a Gentiloni. Gente che alle prossime elezioni sperava giusto di conservare il proprio scranno, o al massimo in un sottosegretariato.

Lungimiranti, pratici, credibili, sobri. Nuovi. Tutto ciò che loro non sono, potrebbe esserlo per l’italiota medio anti-sinistra-ma-non-troppo-a-destra, il sobrio azzimato professore dalle cravatte orripilanti che non ha nemmeno bisogno di candidarsi, e che quindi può accollarsi anche il fallimento di una lista civica nazionale della paraculaggine, nel caso di una vittoria di quel che rimane del centrodestra – se esisterà ancora – o del centrosinistra bersaniano, o salvare il mondo per la seconda volta – in fondo Cincinnato fece due dittature – tra due ali festanti di parlamentari.

Perchè è questo quello che può accadere, diciamolo, in riferimento ai potenziali leader.

Alfano: vabbe’ parliamo anche dei camerieri. Il PDL vince le elezioni con Alfano candidato premier solo irrorando il paese di scie chimiche al bario gusto panna e fragola, in concomitanza con un’epidemia di peste, se viene varata una riforma elettorale che fa votare solo lui e Silvio Berlusconi. Anzi, solo lui. Anche Scajola conterebbe più di lui in questo PDL a guida cane da riporto.

Berlusconi: cosa farà il giovane Silvio? ormai un po’ cresciutello, deve abbandonare i suoi comportamenti da scavezzacollo, e decidere se comprare una punta centrale e un difensore per il Milan o investire in una campagna elettorale mirabolante, per risollevare il morale di chi sogna un’Italia libera, giusta e senza tasse. Praticamente l’identikit di mezza popolazione di San Vittore più Briatore e Lele Mora, attualmente a piede libero, o della maggioranza ventennale degli elettori del vecchio centrodestra, che piuttosto che vedere vincere il centrosinistra avrebbero votato e voterebbero il mostro di Milwaukee.

Grillo: se non ci sono elezioni amministrative a Parma, facile che possa arrivare al 8-9%, il 20% solo nei sondaggi che per anni hanno dato le grandi vittorie di Ulivo e Unione. Almeno i loro parlamentari avranno la scusa giusta per giocare con l’iPad in Aula: è la democrazia partecipativa in streaming sulla rete, bellezza.

Vendola, Di Pietro: da soli non vanno da nessuna parte. E lo sanno.

Renzi: povero Matteo, ora che andava tutto bene, se ne esce ‘sto vecchio di merda a dare la propria disponibilità a continuare la sua monumentale opera. E che cazzo! Dopo che uno fa tanto per dire rinnoviamo-rinnoviamo, dopo che hai fatto breccia nel cuore dei delusi pidiellini – ma solo in quelli, il 90%, che non sopportavano Berlusconi, almeno finchè non torna in scena –, dopo che hai detto che stai con Marchionne, e che pure il nucleare casin-scajolano è ‘na bella pensata, ti ritrovi praticamente azzoppato. Che schifo di Paese è questo, dove un trentasettenne dalle battute che non fanno ridere viene esautorato da un settantenne che ride solo alle proprie, di battute? Dove uno che voleva rottamare si trova costretto a caricare tra i propri sostenitori l’establishment rimasto ai margini, oggi in cerca rivincita; dove alla fine, se a Veltroni dici di no per decenza, ti devi sopportare gli Ichino, i Tonini, gli amministratori che magari bazzicano dai tempi dei DS e del PPI tra comuni e regioni, ma che nessuno conosce, e che possono sembrare abbastanza nuovi da sostituire chiunque… gente che poi ti scarica per dire che, in fondo, essere sobrio è meglio che essere giovane. E poi tu c’hai Firenze a cui pensare, ma stai facendo lo stesso un buon lavoro, puoi essere l’erede di Giorgia Meloni al Governo. In bocca al lupo. E mariomonti non si deve manco presentare alle primarie per vincerle, maledetto vecchio. E può comunque vincerle, per interposta persona. Muori ora, maledetto sobrio.

Bersani: ad oggi l’unico che può permettersi di ribadire che dopo Monti, non deve esserci Monti. Perchè ha sempre tenuto a ricordare che questo non era il governo del PD – nonostante la responsabilità e la colpa di questo governo sono anche del PD –, che all’emergenza tecnica doveva rispondere la politica, e che gli italiani dovevano tornare a poter scegliere tra centrodestra e centrosinistra, senza inutili ammucchiate polipartitiche. L’unico che se vincesse decisamente le primarie, e successivamente le elezioni, può costruire un governo prescindendo da ipotesi scissorie a favore di un premierato mariomonti, potendo invece puntare ad essere sostenuto lui stesso – senza vincoli eccessivi, si spera – dai rimasugli del progetto (a quel punto fallimentare) casin-finian-montezemolian-montiano. Ma per fare questo sarebbe il caso che oltre a ricucire i rapporti con Vendola – lo so, ci vuole tempo, anche solo per farsi dire ciao –, lo facesse anche con l’IdV di Tonino Di Pietro, cosa che in fondo rappresenterebbe un evidente elemento di discontinuità con l’esperienza della grande coalizione (o cloaca massima).

Fini: non pervenuto. Da 17 anni a questa parte.

Casini e/o Montezemolo: io non ce l’ho coi “moderati” in quanto elettori, l’ho già detto, ce l’ho con queste specie di amebe che dicono di volerli rappresentare; coaguli di clericalismo d’accatto mischiato a grevi interessi finanziari, pronipoti di faccendieri assurti al ruolo di leader politici di partiti del 5%. Capipartito a cui va bene tutto, pur di poter nominare qualche membro di cda, imprenditori con i soldi dello stato nati Presidente, ma che non potranno mai aspirare a Palazzo Chigi. Se la grande Lista Civica Nazionale (“l’unica grande offerta per gli italiani seri”, cit. Pierfurby) con mariomonti a capo – pure se non accettasse, è già Senatore a vita, quindi ‘sti cazzi… – dovesse avere la maggioranza nel Paese, l’ultima speranza è che l’Iran possegga davvero l’atomica e la usi. Su di noi.

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