Io sto con Bersani.

Almeno se beve. Però più che il comitato delle primarie pare la comunione del nipote…

Basta, non voglio farla lunga, a questo giro io sto con chi sostiene Bersani, e di conseguenza intendo impegnarmi fattivamente, con altre persone come me, per la campagna di Bersani premier. Persone che magari non hanno una storia di appartenenza partitica, o non ricoprono ruoli apicali nel PD teramano, ma che come me ritengono necessario oggi dimostrare che non è solo il nuovismo la ragione di una scelta, perchè sanno di essere loro stesse il rinnovamento avvenuto ed tuttora in corso, e intendono parlare di contenuti, programmi, prospettive per cambiare il Paese.

Quindi, in bocca al lupo agli altri competitors, ma nel momento in cui le primarie si svolgeranno in una sola tornata, rispetto ai due maggiori sfidanti, io ritengo che l’attuale segretario possa rappresentare meglio le mie ragioni di appartenenza a questo partito. Come ho già detto non vengo da nessuno dei due partiti storici che hanno fondato il PD, credo nel progetto alla base della costituzione del PD: unire il campo progressista e riformista, essere un grande partito popolare di centrosinistra. Non di centro, non di sinistra radicale: un partito di centrosinistra che guardi soprattutto al mondo del lavoro, in tutte le sue declinazioni, da quello precario, a quello dipendente, al libero professionista, ai piccoli imprenditori. Un partito che voglia governare questo Paese meglio di quanto faccia un governo tecnico, capace di correggere gli errori del governo Monti, e che riconosca che questa esperienza sia stata fatta obtorto collo da una posizione minoritaria, non compresa dal nostro elettorato naturale. E soprattutto da me.

Un partito che non abbia remore ad avere una politica economica che si distacchi dal vangelo del neoliberismo, che ha fatto breccia anche in alcune finissime menti del nostro schieramento, che possa essere sostenuta e sostenere a sua volta le scelte progressiste in Europa, per far sì che i nostri rallegramenti per la vittoria di Hollande in Francia abbiano un minimo di senso.

Un partito che sappia che il rispetto delle regole e la credibilità delle istituzioni sono l’unico punto concretizzato dell’Agenda Monti da cui ripartire.

Un partito che non abbia paura di tagliare la spesa improduttiva – persino nel pubblico impiego –, anche a costo della perdita di clientele sedimentate, e che sia in grado di destinare le risorse risparmiate alla crescita, sotto forma di sgravi fiscali, riduzione del cuneo fiscale e politiche di welfare. Che sposti davvero la politica fiscale dai redditi alle rendite, e che lavori per un progetto di fiscalità europea.

Un partito che invece che schierarsi senza se e senza ma con il Marchionne di turno, ricordi senza paura che in questa Italia ci sono imprenditori che hanno privatizzato gli utili e nazionalizzato le perdite, impedendo l’esistenza di un sistema normale di ammortizzatori sociali e di una vera politica industriale, problema che non può essere superato semplicemente derogando alle regole. E magari un partito che non si senta ancora subalterno al cospetto della grande industria e della finanza.

Un partito che parli di diritti civili, e non li dimentichi tra un incentivo alla rottamazione e l’altro, che decida una legislazione concreta per le coppie di fatto, di qualunque sesso siano, e sui diritti di cittadinanza degli immigrati.

Un partito che su queste basi non rischi di dover cercare di inseguire consensi nel centrodestra, rimarcando la sua area di appartenenza: un partito capace di guidare un’alleanza che possa realmente andare fino ai moderati, ma sulla base di punti programmatici inderogabili di politica economica, fiscale, estera e diritti civili, non costruita su una serie di figurine.

Un partito che pratichi il rinnovamento, ma non lo faccia per cooptazione, e non lo persegua perchè fine a sé stesso, perchè un giovane incapace poi potremmo rischiare di portarcelo dietro per troppo tempo. Un partito che uscito da queste primarie possa rompere il maledetto patto di sindacato che ha legato le mani fino ad oggi alla sua azione, anche a costo di litigare con qualche maggiorente, ormai pronto per una dorata pensione.

Io sto con Bersani quindi, non perchè mi sia più simpatico di Renzi, ma perchè credo che il suo programma possa essere più condizionato e condizionante nel verso dei provvedimenti sopra auspicati, sto con Bersani perchè tra Fassina e Ichino preferisco Fassina, a cui non pago uno stipendio da professore universitario e il vitalizio da parlamentare dall’83, per martellare chi guadagna meno di lui. E se Bersani intende seguire il programma annunciato, giocare di squadra e riconoscere l’importanza di quell’area che va sotto il nome di Rifare l’Italia, io non posso che sostenerlo per la competizione per la premiership.

Ricordando sempre che se dovesse deludermi, perderebbe il mio sostegno, senza dovermi rammaricare di vedere il simbolo di questo partito con il suo nome stampigliato sotto. Lo sostengo, non me lo sposo. Anche per questo sono con lui, perchè se 20 anni di politica hanno insegnato qualcosa è che se la comunicazione è importante, la comunicazione senza contenuti richiede uno sforzo economico doppio, e di Silvio ce n’è uno solo. A furia di emulazioni e imitazioni scadenti siamo passati da Berlusconi al berlusconismo, ora, dio ci scampi dai berlusconoidi.

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