Oscure visioni.

La campagna elettorale di ogni candidato deve:
1. essere condotta con spirito di lealtà, correttezza, sobrietà e misura; 2. suscitare un confronto rispettoso, corretto e costruttivo; 3. tendere a favorire il coinvolgimento del più ampio numero di persone e un positivo confronto sulla proposta politica del PD. I partecipanti alle primarie si impegnano a sostenere lealmente il vincitore.

Sono da sempre a favore delle primarie, l’ho scritto e riscritto, mi sono fatto un’idea dell’efficacia che possono avere nella scelta dei candidati, anche quando il PD le perde. O meglio, anche quando il PD non riesce a far trionfare il proprio candidato di bandiera, perchè come dicevo, la maggioranza degli elettori del PD, le primarie non le perde mai.

Ma questa volta, a sentire parlare di primarie per la premiership, la mia sensazione non è positiva. Perchè stiamo stravolgendo il significato delle primarie, per trasformarle in un congresso anticipato. Mossa geniale, a sei mesi dalle elezioni, che potremmo addirittura vincere.

Questo PD, grazie ad uno Statuto che ogni tanto ti viene da pensare sia stato scritto facendo copia incolla dal Manuale delle Giovani Marmotte, la regola delle Carmelitane e un trattato alchemico del XIII secolo, prevede che il Segretario Nazionale del partito sia infine scelto attraverso consultazioni che coinvolgono – sempre che lo vogliano – anche coloro che con il PD non hanno nulla a che fare, per un motivo logico (nella logica contorta dello Statuto): il Segretario del Partito Democratico è il naturale candidato Premier del partito stesso, o comunque in caso di coalizione allargata – se mai vi fosse da scegliere tra una rosa di nomi – è il candidato proposto dal PD agli altri partiti.

Una norma discretamente semplice e chiara, se non fosse che la scelta del Segretario di solito avvenga quei 3-4 anni prima del voto: cosa che va bene quando perdi, in modo da dare il tempo al Veltroni di turno di fingere di scappare in Africa – l’Africa ancora ringrazia che sia ancora qui, io no – e sostituire la leadership dell’opposizione per costruire un’alternativa di governo, ma va meno bene quando vinci, perchè magari, se poi vince il tuo competitor, si delegittima un po’ la guida del governo. Per dire, quando è stato fondato il PD, c’era Prodi al governo e l’elezione a segretario di Veltroni – sempre là siamo… – non fu di sicuro un rafforzamento del sostegno parlamentare. Specie quando si passa le giornate a parlare di riforme istituzionali con Lega, UDC e AN.

Questa volta invece ci stiamo superando, bypassiamo lo Statuto per scegliere il candidato premier, dopo aver lasciato un povero cristo – si fa per dire – per 3 anni a prendere schiaffi dalla maggioranza in Parlamento e dalle correnti interne in Direzione Nazionale, perchè c’è il serio rischio di vincere. Abbiamo provato ad evitare questo dramma, prima salutando la nascita di FLI, poi creando il Governo Monti, poi cercando di allearci con l’UDC, ora con lo scontro interno. Non capisco come ci sia gente che nonostante tutto voglia ancora votarci. Comunque l’ultimo risultato ottenuto è che anche l’ultimo degli iscritti, il primo dei notabili, il terzo dei candidabili dal centrodestra, si sente in dovere di reclamare lo strapuntino che gli spetta.

Uno Statuto che norma di tutto e di più, ma che può essere derogato a seconda delle convenienze, senza che nessuno dica nulla, per “gentile concessione” – che non sarebbe possibile nemmeno al Segretario, perchè se lo Statuto si deve cambiare, esistono organismi appositi – o perchè i regolati decidono sull’applicazione o meno delle regole. Fatto sta che in questo vademecum l’unica norma di buonsenso – che poi magari potevamo derogare, come quella sul limite dei manati – non c’è: non c’è scritto da nessuna parte che un tizio che si candida per una qualunque carica elettiva non può abbandonarla a metà della sua durata perchè gli si paventa la possibilità di aspirare ad una carica più importante. Tradotto, per chi non volesse capire, in un mondo normale se ti candidi a fare il sindaco di Roccacannuccia e vieni eletto, sei mesi dopo non ti puoi candidare alla Regione, o al Senato. E nemmeno a fare il Presidente del Consiglio. Chè qua non possiamo stare a votare ogni 5 minuti. A meno di deroghe, obviously.

E basterebbe questo, se non fosse pure che esiste un “effetto domino” da non trascurare. Non appena sorge un competitor, nascono con lui sostenitori, seguaci e avversari, non solo tra i normali elettori – che dopo la competizione probabilmente sarebbero in grado di sostenere lealmente il vincitore come da regolamento –, ma soprattutto tra l’establishment interno del partito. Unite questa prospettiva alla probabile indizione delle primarie per la scelta dei candidati al Parlamento ed il quadro vi sarà più chiaro: bersaniani contro renziani, vecchi tromboni contro yuppies berlusconoidi, o gente di provata esperienza e tradizione contro giovani intraprendenti dalle idee innovative. Sceglietevi la musica che più vi aggrada, per me il rischio è quello di suonare un requiem alle possibilità di vittoria elettorale, o quantomeno la nascita di una maggioranza segnata da un ulteriore peccato originale, che tornerà a galla nel corso della legislatura.

Lo so, fare la cassandra col centrosinistra è troppo facile.

Ma le primarie per la premiership si faranno – forse -, quindi a meno di sperare che piova a dirotto, qualcuno dovrò scegliere. Scarto Vendola, perchè la sua narraffione della politica mi altera il sonno, dopo avermelo provocato, e perchè mi ricorda troppo Renato Zero nell’imitazione di Panariello (“porgo i miei assolutamente imprescrivibili moti di gratitudine che in un unico afflato si uniscono in un sentimento…”, esiste un’unica parola per tutto ciò: “grazie”). Scarto Renzi, perchè al di là delle ovvietà sul rinnovamento generazionale, ogni volta che parla di Marchionne, articolo 18, elettori di centrodestra, ti rendi conto che a Firenze, se l’avessimo presentato a sindaco, vinceva pure Topo Gigio, e diceva meno cazzate. E poi da ieri ha cominciato a rilasciare interviste in cui dichiara che la sua campagna sarà così piuttosto che cosà, e che lui ci mette la sua faccia e guarda negli occhi i suoi elettori. Bene, se io guardo negli occhi Renzi, vedo il fondo del suo cranio. Senza contare la torma di renziani d’accatto dell’ultima ora che sta risorgendo dalle tombe, mal che vada basta cambiare la foto del profilo su Facebook.

Ma non riesco a schierarmi senza se e senza ma altra locuzione del cazzo, scusate se sono volgare e pure per aver detto locuzione – nemmeno con Bersani, poichè, seppure parte dei suoi collaboratori incontrino le mie simpatie, non posso dire lo stesso dei rimasugli ex DS e Margherita del resto della ciurmaglia che lo affianca, né posso apprezzare l’esistenza effettiva di quel patto di sindacato di cui si parla da un po’, che tiene in piedi gli equilibri di questo partito. Perchè se Renzi non mi piace, almeno mi piacciono le sue ovvietà, le finissime analisi puntualmente disattese di quell’autoproclamato genio dai baffetti da sparviero mi fanno più paura. Sì, perchè io non stimo minimamente D’Alema, e meno ancora chi lo dipinge come intelligente. Uno che in 20 anni non ha capito Berlusconi – quando in un bar un tizio così lo inquandri alla seconda stupidaggine che senti – o è in malafede o è semplicemente idiota. O entrambe le cose.

Chi mi resta quindi? Tabacci? Gozi? La Puppato (Carneade, chi era costui…)? Oppure facciamo una deroga e mi presento io.

Per decidere vorrei una sola cosa: i programmi, le ipotesi di coalizione, la squadra. Magari prima delle primarie, grazie.

pslo dico per tutti i compagni dell’ opzione ”A. Nazzari”: Amedeo Nazzari è morto, è mo-r-to! Era perfetto, ma è morto…, lo avremmo candidato anche da morto, ma non è possibile…

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