Presto che è tardi!

Il giovane Jean-Charle De Borda, ufficiale del genio militare, esperto di sistemi elettorali a tempo perso. Si dice che non corresse buon sangue tra lui e Condorcet…

Houston, abbiamo un problema! Non saremo l’Apollo 13, ma questa può essere la migliore rappresentazione di quanto potrà accadere nei prossimi mesi, all’interno di tutti partiti, in previsione delle elezioni politiche del 2013.

Qual è il problema? È presto detto. Per legge, i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti non sono leggibili alle cariche di deputato senatore, a meno che non cessino le funzioni esercitate almeno 180 giorni prima della data di scadenza naturale del quinquennio di durata del Parlamento, tradotto in soldoni, questo vorrebbe dire che gli stessi dovrebbero presentare formali dimissioni prima di accettare la candidatura in Parlamento. E non è un problema da poco, visto che il problema riguarda tutto lo stivale, vedasi il caso Alemanno. Ma il problema riguarda anche il Partito Democratico, e qui sorge un problemino ulteriore. Houston, abbiamo due problemi!

Il Partito Democratico si è connotato sin dalla sua nascita come l’unico partito che abbia scelto consapevolmente meccanismi decisionali pubblici per l’indicazione di alcuni tipi di candidatura, ad oggi tuttavia, il meccanismo delle primarie non è stato ancora esteso ufficialmente alla selezione dei candidati di Camera e Senato: pesano in tal senso la volontà sempre manifestata di modifica della legge elettorale nazionale, la questione ancora non definita delle alleanze e una latente indisponibilità a delegare ai territori scelte che potrebbero acuire gli attriti tra le varie anime del partito, specie ai livelli più alti. Tuttavia, paradossalmente, l’ostacolo più concreto alla celebrazione delle primarie – che questo partito usa persino per decidere i suoi massimi dirigenti –, è un nemico peggiore, non politico, con il quale non si può scendere a patti: il tempo.

Lasciamo perdere l’evoluzione del problema a livello nazionale, che si strascina stancamente tra dichiarazioni sibilline, improbabili future riforme istituzionali insieme al PDL – non si finisce mai di imparare eh? ripetere all’infinito gli stessi errori è il metodo migliore per perfezionarli – e ipotesi fantascientifiche di prolungamento della legislatura (non mi risulta ci sia lo stato di guerra, a meno che non paghiamo i sanmarinesi per attaccarci), lasciamo perdere anche il livello regionale, dove comunque credo che anche gli juventini e i lettori del Corsera si rendano conto della situazione, in questa Provincia – che ancora esiste – le posizioni del PD sono chiare da tempo, primarie per la scelta dei candidati a tutti i livelli. Lo ha sempre detto il Segretario provinciale, lo hanno sempre sostenuto gli iscritti, lo hanno ribadito in ultimo i Giovani Democratici. Al solito però, quando il PD ha una buona idea, perde troppo tempo a complimentarsi con sé stesso e rischia di essere travolto dagli eventi.

E il tempo, invece, corre inesorabile.

Dato per scontato che si voterà per le politiche a fine 2013, se voi foste un sindaco di un Comune con più di 20000 abitanti, e vi vorreste candidare alle politiche, vi dimettereste al buio senza la certezza della candidatura, in attesa di fantomatiche primarie? Fortunatamente non sono in questa situazione, ed inoltre penso che se uno ha deciso di fare il sindaco non dovrebbe fuggire a mandato in corso, ma tolte queste contraddizioni, mi limito al sodo: chi dovesse dimettersi, lo farà solo perchè garantito almeno nella candidatura (se non pure nell’elezione).

Ora, io parto dall’idea che il Porcellum è così tanto odiato da rappresentare il miglior sistema elettorale per tutti i partiti – specie per chi spera in una ammucchiata, ops, coalizione di salute nazionale, dopo le elezioni – e su questo baso le mie osservazioni; detto ciò credo che questo partito abbia l’occasione almeno di mitigare gli effetti negativi, attraverso la partecipazione dei suoi elettori alle scelte per decidere chi sarà candidato. Insomma non sto dicendo nulla di nuovo, si parla di primarie per la scelta dei candidati del PD nelle liste elettorali e pure per il loro posizionamento all’interno delle stesse, e di fare qualcosa perchè si facciano, prima che le scadenze possano consentire ad “altri” di decidere di queste questioni. L’antipolitica è una brutta bestia, ma far decidere senza criteri chiari a poche persone i candidati di un listino bloccato, non possiamo permettercelo, siamo bravi, siamo buoni, ma forse in questo momento si devono cercare candidati che possano raccogliere su loro stessi il massimo consenso: non vogliamo governare sulle macerie, ma nemmeno farci governare da altri, sotto le macerie.

Non voglio farla lunga, se vogliamo davvero le primarie, queste si devono fare entro la prima settimana di ottobre – BOOOOM!!! –, per evitare quanto descritto prima, cosa semplice, ma per arrivare alle primarie servono le regole, la volontà e l’organizzazione.

Quindi visto che oggi è il 21 luglio, sto esplicitamente dicendo che serve un regolamento entro la fine di agosto, per consentire una specie di campagna elettorale nel mese di settembre, perchè sinceramente, credere al fatto che qualcuno voglia dimettersi per correre alle primarie e magari non vincerle, mi sembra davvero da folli. In ogni caso un regolamento servirebbe comunque, ed è in questo senso che vorrei portare avanti alcune idee, che mi frullano in testa da un po’.

Vi risparmio tutto il cappello riguardo ai sistemi elettorali e il buon teorema di impossibilità di Arrowpiù adatto a platee più sonnacchiose – e mi limito a fare presente che, qualunque sia la legge elettorale con cui si voterà, qualunque sia la decisione regionale per la selezione dei candidati – primarie, doparie, monetina, banconote… –, qualunque sia il destino della nostra Provincia, qualunque saranno le posizioni destinate ai candidati di questo territorio, qualcuno dovremo pur candidare. Come fare dunque?

Non mi esprimo sul metodo di presentazione delle candidature, quello lo lascio volentieri ad esperti giuristi, mi voglio concentrare solo su proposte “matematiche”, riguardo alla metodologia di voto. Mi limiterò all’ipotesi di voto con il Porcellum, ma il metodo rimarrebbe valido anche in caso di votazione con collegi uninominali, o in presenza di un sistema misto uninominale/proporzionale, adeguando il numero di vincitori. Non vedrei problemi nemmeno all’applicazione di tale metodo alle primarie di coalizione, se davvero lo scopo finale fosse quello di selezionare il candidato che potrebbe ottenere più consensi nella tornata elettorale.

Non la faccio tanto lunga e mi limito ad illustrare la proposta, ricordando che se rimane in vita il Porcellum, la circoscrizione XVII dovrà indicare 14 candidati alla Camera e 7 al Senato, divisi tra i vari territori secondo qualche metodologia che eviti figuracce a questo Partito; tali elenchi andrebbero in un qualche modo ordinati, e una semplice indicazione proporzionale potrebbe essere insufficiente, visto che lo scopo di tale selezione dovrebbe essere quello di rispecchiare non l’indicazione di un unico candidato – in tal caso è ovvio che la metodologia migliore sarebbe il maggioritario puro –, ma un sondaggio sull’ordine di preferenza dei candidati stessi, per poter decidere quali siano quelli che riscuotono maggiore consenso tra di essi in vista delle elezioni.

Il metodo che propongo è noto come metodo De Borda, dal nome dell’illuminista francese che prima lo enunciò, ed è sicuramente il più adatto a trattare classifiche di gradimento in quanto si propone espressamente di ordinare le preferenza tra i diversi candidati, prova ne sono la sua applicazione soprattutto a premi sportivi, elezione di accademici e confronti tra aggregazioni intersettoriali, pur essendo utilizzato anche per le votazioni, come ad esempio in Slovenia.

Parto dall’idea che i candidati nella lista del PD siano necessariamente “omogenei”, non essendo ovviamente su posizioni diametralmente opposte, e che la loro forza elettorale sia legata all’opinione che di loro si sono fatti gli elettori nel tempo, alla capacità di convinzione personale e al territorio di provenienza. In base a tale informazioni, l‘elettore dovrebbe essere in grado di ordinare la propria preferenza tra loro, dal più al meno gradito.

Il nostro PD è sempre più verde.

Per semplificare ulteriormente, supponendo che le primarie dovessero svolgersi su base prettamente provinciale – anche solo perchè almeno noi, per ora, il problema ce lo stiamo ponendo –, la Provincia di Teramo (buon’anima) potrebbe esprimere due senatori e 4 deputati, in posizioni relative nelle liste di circoscrizione che magari verranno poi decise in altre sedi, anche solo l’eventualità di aver selezionato attraverso il meccanismo partecipativo tali candidati, dovrebbe garantire possibili colpi di mano o sacrifici in nome della realpolitik nei confronti di qualche paracadutato, oltre che una maggiore legittimazione dei candidati – e relativa importanza di lista – per una provincia che non si è contraddistinta per performance entusiasmanti in tutte le ultime elezioni.

La scheda elettorale riporterebbe l’elenco dei partecipanti – la posizione sulla scheda sarebbe determinata per estrazione – e l’elettore dovrebbe limitarsi ad ordinarla secondo le proprie preferenze, in sede di spoglio si calcolerebbero i punteggi risultati dai piazzamenti ottenuto per aggregare il punteggio finale di ogni candidato, detto n il numero di candidati il primo posto varrebbe un punto, il secondo (n-1)/n punti, e così via. Potrebbe essere anche possibile – teoricamente – anche fermare l’ordine di classificazione dei candidati dove si vuole, indicando implicitamente un punteggio uguale a zero per tutti coloro per cui non si esprime preferenza. Probabilmente è più complicato illustrare a parole il metodo, piutoosto che approntare una scheda illustrativa e un programma per il calcolo in tempo reale durante lo scrutinio; non credo di dover quindi perorare ulteriormente questa scelta, anche se mi sento già da ora di poter rispondere  anticipatamente anche alle critiche che potrebbero levarsi rispetto alla scelta di sistemi più tradizionali: il metodo così costruito appoggia maggiormente la ricerca di candidati che esprimano un minimo denominatore comune, limita lo scontro frontale e consente di esprimere una valutazione su tutti i candidati, nella ricerca di quelli che mettano d’accordo una vasta platea elettorale, anche se a fronte di scarsi supporter ufficiali, cosa che ritengo fondamentale se si volesse correggere davvero la stortura nominalista del Porcellum. Inoltre, la capacità di esprimere realmente candidati condivisi – o non invisi…a maggioranze estese paga molto di più di inseguire partiti moderati a parole, ma magari senza forza elettorale reale. Che, tra l’altro, dei nostri programmi non vogliono nemmeno sentire parlare...

Il tempo stringe, la prima settimana di ottobre è vicina, urgono decisioni veloci seguite da fatti concreti: un’assemblea provinciale, l’annuncio delle primarie, un regolamento da discutere, io per ora ho detto la mia. Lo vogliamo davvero?

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