Il PD che io vorrei – Sandro Mariani risponde a Stefano Alessiani

L’intervento di Stefano di qualche giorno fa non è rimasto lettera morta, ma a quanto pare ha innescato uno scambio di opinioni sulla situazione del PD provinciale e della visione che i dirigenti ne hanno, per questo – con la sua autorizzazione – ho deciso di pubblicare la lettera di risposta di Sandro Mariani, sulla sua visione del partito e in merito a quanto scritto da Stefano stesso. Mi ero riproposto di scrivere due righe anche io (solo su questo blog, tranquilli), ma non essendo direttamente inerenti a questa querelle, per ora ve le risparmio. Vi lascio alla lettura dell’intervento di Sandro, in modo che la situazione possa essere chiarita anche a chi non segue le vicende politiche locali da vicino:

Non sono solito fare politica attraverso i giornali, non sono solito affidare alla lettura ed alle interpretazioni il mio pensiero, mi piace il confronto, mi piace il dibattito, la Politica, quella con la P maiuscola, con cui sono cresciuto, mi ha insegnato una deontologia fatta dello stare tra e con la gente, coniugando il verbo fare e declinando sempre al plurale. Ritengo tuttavia doveroso a questo punto, fare luce su alcuni ultimi accadimenti che mi hanno visto onerosamente coinvolto in una gogna mediatica che, pur non appartenendomi, mi vede protagonista. Cominciamo da lontano, quando ho scelto di fare politica, l’ho fatto perché avvertivo la passione di portare avanti delle idee e non di propagandare la mia persona, ragion per cui ho lavorato sempre in gruppo e cercando di aggregare le persone, mentre a qualcun altro piace far parlare di sé, io ho sempre voluto che si parlasse di contenuti.

Quando ho scelto il nascente Partito Democratico, l’ho fatto perché riconosco innanzitutto ad un partito la capacità storica di organizzare le persone che ne fanno parte, di essere fucina di idee condivise, di avere le regole necessarie per gestire chi poi andrà ad amministrare la cosa pubblica, ma anche perché quel partito, sulla carta, aveva il giusto mix di progressismo, riformismo e democrazia reale in cui da sempre mi ritrovo. Faccio queste premesse perché quando vengo tacciato di avere presunti padrini, referenti di area o di corrente, di far parte di quello piuttosto che di quell’altro schieramento, mi viene da sorridere. La mia stessa candidatura alle primarie per la segreteria provinciale del PD è stato frutto della scelta di un gruppo di persone “figlie di nessuno” gente senza incarichi, presidenze, o ruoli politici vari, che sentiva la necessità di non rimanere con le mani in mano, che non aveva e non ha avuto nemmeno in seguito la necessità di criticare, ma ha voluto rimboccarsi le maniche e lavorare.

Abbiamo sgomitato, lavorato e sudato tutti insieme, dalla giovanile del partito fino al partito “adulti”, abbiamo corso, abbiamo proposto un programma articolato e lo stiamo portando comunque avanti, convinti che all’interno del partito possiamo dire la nostra se siamo presenti ed attivi. Ed allora è quantomeno avvilente, sentirsi dire, che si fa parte di una parrocchia, che le tematiche che vengono portate all’attenzione dei cittadini sono delle false tematiche, che l’impegno che si mette in campo è frutto di personalismi e che non si fanno proposte concrete. Forse vengo attaccato perché dicendo quello che penso, non temo di essere estromesso, perché riconosco alla gente, che passa al vaglio ogni nostra attività, il ruolo di giudice unico. Dispiace, tuttavia, quando si fa credere ai propri lettori, che esista un unicum politico intessuto di figure che si accavallano senza distinzioni, quando è importante far capire che le diversità esistenti vanno valorizzate, poiché rafforzano l’offerta di competenze che si mettono a disposizione dei cittadini che si vuole poter rappresentare. Le stesse differenze che possono oltrepassare gli schieramenti di partito e far responsabilmente apprezzare le doti umane ed amministrative delle persone, nell’ottica di lavorare per un obiettivo comune di rilancio del territorio. La politica per come la intendo, non è uno scontro di ultras ad una partita di calcio e non è mai il caso che vi sia un vincitore che prevale su uno sconfitto.

È, piuttosto, il caso di ribadire ancora una volta il principio della discussione, dell’apertura, del confronto, del coinvolgimento dei cittadini nei percorsi decisionali, della partecipazione alle scelte. Per questo ho sostenuto e continuo a sostenere il principio delle primarie come meccanismo decisionale, scevro da ogni presunta operazione di delfinaggio o peggio ancora ricatto politico. Così come non ho alcun timore a criticare apertamente le cose che non vanno nelle opportune sedi di partito, perché una cosa che si prende sotto gamba da diverse parti, è che in una reale democrazia esistono dei luoghi dove fare politica, dove le possibilità di confronto esistono e sono aperte a tutti i membri. Se si decide di far parte di un partito, oltre che condividerne i principi valoriali, se ne devono condividere anche i principi regolamentari e si deve accettare la trafila lavorativa che l’impostazione del segretario ha voluto.

All’interno del nostro partito esistono dei gruppi di lavoro, come delle commissioni, che hanno il compito di seguire le varie realtà in cui è articolata la società ed esprimere degli indirizzi politici di cui l’intero partito si fa carico. Questo lo sanno bene i nostri delegati, i nostri tesserati e sanno altrettanto bene che possono chiedere di far parte di questi gruppi in qualunque momento per avanzare le loro proposte e le occasioni di confronto. Non si può dunque dire che manchino i tempi, i luoghi e le possibilità di espressione e di confronto, ma evidentemente a qualcuno non piace lavorare, a qualcuno non piace che sia il PD ad avere delle posizioni, piuttosto che un singolo personaggio, ma sono cosciente che il protagonismo sia una patologia a cui tanti politicanti, o presunti tali, cedono, purtroppo facendo danno al resto del partito.

Temo fortemente il PD dei singoli che prendono posizione, siano essi delegati o consiglieri, perché di mannequin che fanno la passerella non abbiamo assolutamente bisogno. Esistono posizioni che vengono disaminate in segreteria, in coordinamento e comunque nei luoghi deputati ed a cui si accede per presenza o per rappresentanza e non si può by-passare, cercare scorciatoie mediatiche per il puro gusto di attaccare. È stato da sempre lo sport preferito all’interno del PD, giocare ad impallinare il leader, dal livello nazionale fino a quello locale, ma nessuno mai che taccia e lavori per portare avanti una scelta condivisa. Temo allora, il PD dei delegati che criticano la politica universitaria senza sapere cosa è stato detto e cosa viene fatto da questo partito, temo il PD che si vuole “rinnovare” senza idee concrete e non aiutando i giovani che si vogliono avvicinare, plaudo invece, al PD che si impegna sul tema della sanità in maniera coordinata, mettendo alla luce i veri problemi del settore, plaudo al PD che prende posizione sul tema del lavoro e dei rifiuti e via discorrendo. Continuiamo a lavorare, a testa bassa, ai cittadini che incontro le “chiacchiere” interessano poco, hanno bisogno di iniziative concrete, di soluzioni, di lavoro, di assistenza e sono queste le tematiche che porterò avanti, dentro e fuori il partito, perché il PD che vorrei, non è un partito che sta sulla luna, ma è semplicemente un partito forte e concreto, nelle sue azioni e nella sua coerenza.

Sandro Mariani

Vice Segretario Provinciale Teramo Partito Democratico

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