Eravamo io, Grillo e Lusi… (ed il conto alla fine lo pagai io).

Nell’immagine la foto su Facebook del Sindaco di Parma, cullù, quello di Grillo insomma! Beppe gli ha vietato, oltre che di comparire in tv anche di aggiungere nuovi amici alla sua pagina…

C’ho due o tre idee che mi girano in testa, e nella mia mente sono più o meno legate, e riguardano finanziamento pubblico ai partiti, quant’è figo il Movimento 5 Stelle e perchè chi non sta nel PD ha tanta voglia di spiegarci come si debba fare funzionare il PD stesso.

Avrete capito che vengo da una settimana stressante e idee e riflessioni mi si mescolano in testa in un furioso stream of consciousness che l’Ulysses di Joyce potrebbe essere una filastrocca di Gianni Rodari, ma in realtà il tutto nasce dalle critiche più o meno velate che mi tocca sorbirmi, anche indirettamente – che “il mondo non vi si caga”, come ebbe a dire un qualcuno mentre voleva entrare baldanzoso con due terrrrramani in un bar giuliese doc – su come funzionino politica, partiti, elezioni e iniziative in questo maledetto assurdo Bel Paese. Prima di andare avanti ci tengo a sottolineare che tutte le citazioni sono volute e conosciute, non c’è nessuna caccia al tesoro alla Luttazzi, e se notate un evidente stato confusionario, vi ho fregati…

Cominciamo dall’inizio: “h’i viste che cullù a Parme ‘nghe cinguemila eur’ c’ha fatte tutta la cambagne eletturale?”

Ecco già che lo chiami “quello” dovresti arrivare al sodo dell’analisi da solo, se a Genova ha vinto Doria, a Milano vinse Pisapia, a Palermo rivince Orlando e a Parma vince Coso, i conti forse li dovresti fare in modo diverso, e prendere con le pinze il bilancio sbandierato ai quattro venti dal Movimento 5 Stelle grattugiato, ti sbagli di grosso, se continui a considerarlo al netto della campagna che i giornali, ora insultati come nuovo nemico dal Ras del PalaSport, e tutte le tv hanno fatto – anche spalando merda sul M5S stesso – per pompare un fenomeno tipicamente italiano: il siete tutti uguali, tranne me. Che per me rimane la base filosofica ed ideologica di ogni fascismo, inteso come supremazia di quacuno sugli altri.

Ma in fondo, dai giornali ho saputo che il PD aveva perso queste amministrative, e se uno è di Teramo, potrebbe pure crederci, guardandosi intorno.

E così vengo al secondo punto della mia selva di riflessioni, anche se non ho ancora esaurito il primo, “ti rendi conto che Voi Partiti vi fregate 200 milioni di euro l’anno per farci cosa poi?”. Ecco, grazie per avermi identificato con un partito intero – l’ho sempre sognato , ma avrei preferito essere il Granducato di Toscana se dovevo essere qualcosa da grande -, grazie per avermi dato indirettamente del ladro, ma anche per aver aggiunto che alla fine della fiera sono un peso per la società. E non mi chiamo nemmeno Lusi di cognome.

Ora, io sinceramente difendo l’idea alla base di quello che è il finanziamento pubblico ai partiti, perchè ritengo che sia ancora il metodo migliore per organizzare la vita politica in senso democratico, senza svolte dettate da lobbies più o meno potenti e senza che ci si debba affidare al primo tycoon disponibile, si chiami Berlusconi, Montezemolo o Marcello Lippi, ma quando vengo ascritto a membro della casta, il sangue mi ribolle e mi viene voglia di sciorinare il bilancio del mio circolo del PD, che in confronto il M5S di Sarego è la Forza Italia del ’94. Vado a spiegarmi con parole molto semplici – peccato non potervi trasmettere quel senso di astio antipolitico che mi pervade in questi casi –, un circolo di Teramo non riceve nemmeno un euro di quel benedetto rimborso elettorale percepito dal PD nazionale, e vive solo grazie al volontariato dei suoi membri, sostenendosi economicamente con il tesseramento, dei quali proventi non dispone nemmeno completamente. Ora, spero sia chiaro che siamo decisamente masochisti, visto che poi non vogliamo nemmeno vincere sulle macerie. Io penso che le macerie siano già qualcosa, pensate.

I costi che si devono affrontare sono molteplici, a meno di non volere una specie di club del bridge, o per dirla con sinonimi politichesi un partito leggero e liquido – liquidato sarebbe meglio –, che praticamente entri in funzione solo come comitato elettorale qualche mese prima del voto, a favore dei soliti noti. In fondo è quello che alcuni sognano davvero, ma state tranquilli che basta non fare nulla perchè il progetto giunga a compimento. Poi ti puoi chiamere PD, PDL, M5S, FLI o come una qualunque lista civica nata per l’occasione, tanto si sa già chi potrà starci dentro. Se invece si vuole un partito “radicato nel territorio”che fa figo -, ma soprattutto aperto alla partecipazione degli iscritti, che sia un luogo di discussione, elaborazione di idee e decisione, allora bisogna cominciare a pensare alla necessità di sedi – con tutto ciò che comportano a livello di utenze -, produzione di materiale informativo, iniziative, in una sola parola soldi da poter spendere. Che seppure gli dici che sei della Casta, quando si tratta di pagare nessuno ti sta a sentire.

Qui, ma non solo qui, nonostante 200 milioni di euro ai partiti non arriva nulla: le sedi hanno costi di affitto – giusto per approfondire il patrimonio immobiliare dell’ex PCI-PDS-DS è finito in mano a delle fondazioni costituite ad hoc, che comunque non possono concedere l’uso gratuito delle loro proprietà, in quanto assimilabile al finanziamento illecito ai partiti, e quindi vogliono essere pagate (sarebbe interessante capire come sia stato deciso chi figura nei consigli di indirizzo delle fondazioni e perchè siano nomine a vita, perchè un patrimonio del genere sia in mano a terzi nonostante sia stato pagato con i contributi degli iscritti, le donazioni e i rubli dell’URSS… ma io non lavoro a Report) –, stampare anche solo dei volantini ha costi notevoli, telefono e internet non sono gratuiti, gli sms vengono usati come il telegrafo in epoca vittoriana, e persino i livelli superiori del partito hanno bisogno di fondi. Fatto salvo che quanto arriva da Roma sia destinato a piani di rientro dal debito pregresso, a quanto pare rimangono solo i contributi di eletti e nominati nel territorio, che forse guadagnano troppo poco per poter sostenere l’intera struttura. Se mai non contribuissero il nostro severissimo statuto fortunatamente ne impedisce la ricandidatura, Livia Turco ad esempio sta già tremando. E qui mi ricollego a quanto predicato in questi giorni in Parlamento: un partito senza statuto non può accedere ai finanziamenti, giusto! ma oltre allo statuto forse sarebbe il caso di affrontare anche il problema di chi detiene i patrimoni dei partiti, e che forma giuridica debbano avere questi ultimi, per evitare che sciolto un partito, qualcuno si porti a casa quanto messo assieme dagli iscritti (ci sarebbe un vecchio articolo di Rizzo e Stella sul matrimonio tra Ughina e Luigino, ma era di quando Lusi era una brava persona, cercatelo… o cliccate qui).

Tutti possono avere 5 stelle e questa ne è la dimostrazione, provate invece a ottenere 3 gamberi o 5 forchette e poi potete tornare a pavoneggiarvi.

Quindi per quanto riguarda Teramo, a dirla tutta, il M5S di Parma sembra un accrocco di sfruscioni, vuoi perchè non abbiamo nemmeno un eletto che possa contribuire – zero consiglieri regionali della Città, zero deputati e/o senatori, sarebbe il caso di dire che è un problema da risolvere la prossima volta, al di là dei contributi –, vuoi perchè avendo la sede provinciale dobbiamo partecipare noi fortunati anche a parte dei costi di affitto, bollette, condominio, pulizie e magari anche sforzarci per far funzionare il telefono quando si cambia gestore e possiedi un centralino, vuoi perchè non abbiamo la fortuna di vivere a Parma, dove se ti viene in mente di organizzare qualcosa puoi affittare un locale a prezzi decenti, anche per iniziative politiche. E nemmeno a Firenze dove sei fai un parco giochi alla Leopolda trovi gente che ti affida 10-20000 euro, oh lo dichiarò il giovane vecchio Renzi.

Perchè questo è invece l’ultimo punto che voglio toccare, “a cosa serve un partito se non opera sul territorio?”

Benissimo, visti i chiari di luna, io vorrei organizzare iniziative di qualunque tipo, dai convegni sul digital divide agli incontri pubblici sulle buche nei quartieri ai tornei di calcetto interpartitici, e non mi fermo nemmeno davanti alle oggettive difficoltà finanziarie, come non si è fermato ad oggi nessun militante – ma militante vero… –, ma siccome da sempre lo sport nazionale è il tiro al centrosinistra, da parte di gente più di centrosinistra di te, più di sinistra, più di centro, o che con il centrosinistra non c’entra nulla, perchè è più intelligente di te, potrai pure organizzare un vertice del G8 che ci sarà sempre chi avrà sempre qualcosa di sfigato da rimproverarti col suo ditino alzato da professorino univeristario di ruolo, raccomandato.

E qui non posso tacere una riflessione, si sparla tanto di rete, potenzialità virale del messaggio e altre cagate made in Casaleggio, ma nessuno si rende conto che viviamo in una realtà in cui gli over 60 in maggioranza della rete non sentono nemmeno parlare e che un partito non può rivolgersi solo ai bimbiminkia, che solo ieri si dicevano neofascisti e oggi cambiano idea solo perchè scoprono l’hashish: il mezzo sarà pure il messaggio, ma se devi parlare a tutti non ti limiti ad una intervista in esclusiva a TeleLombardia.

Per non sembrare santi a tutti i costi, si deve dire che esiste anche un altro problema, di ordine culturale, ci sono riti e bizantinismi obbligatori in questi ambiti che sono duri a morire, riti che possono trasformare un “dirigente” in una figura mitologica a metà tra il centralinista e l’omino che consegna gli auguri cantati a domicilio: in caso si decidesse di fare qualcosa bisogna avvisare TUTTI, e soprattutto “personalmente”, cioè non basta un sms, una mail, a volte nemmeno una telefonata, ci vuole l’inchino, l’invito su carta intestata e la dicitura “personale e non cedibile”. Come si sarà capito, questo modo di fare non lo digerisco, perchè mi fa porre tre domande che segnano in maniera indelebile l’interlocutore:

– e chi cazz’è?

– perchè, è del PD?

ma se già lo sa, che bisogno c’è di avvisare di nuovo? (risposta: “sennò si offende”, prego! la lista d’attesa è lunga).

C’è poi ancora una cosa che non riesco a mandare giù, oltre alla necessità di questi figuri di dover ad ogni costo comparire/intervenire, anche quando sono fuori luogo – tipo se si fosse presentato Calearo ad una tappa di Rifare l’Italia – ed è il professorino di cui sopra, che dalla sua poltroncina pontifica e decide cosa sarebbe meglio che si facesse, perchè lui ha ragione. E’ il solito discorso, la gara a chi è più puro.

Facciamo una cosa, quando non vi piace la piega che prendono le cose, guardate da un’altra parte, magari la parte che avete sostenuto fino a ieri e da cui magari siete fuggiti come topi che abbandonano la nave che affonda, ed evitate di lamentarvi se questo PD non va nella direzione che vorreste – ossia la replica di quello che era la vostra vecchia casa –, lo so che FLI e UDC (nonostante il mio segretario regionale dica il contrario, ma lui guarda troppo più giù del Tordino) non garantiscono percentuali da sopravvivenza, ma fatevene una ragione, anzi, come direbbe Grillo, andatevene a fanculo.

L’ultima, e poi esco a fare un giro, che mi sono sfogato per bene, è per Rifare l’Italia, e la sua tappa teramana: mi è piaciuto. Mi è piaciuta la partecipazione, mi è piaciuto il livello degli interventi degli ospiti, mi sono piaciuti i temi, mi è piaciuta la scelta della grafica (perchè l’ho fatta io, gratis ovviamente). Per dire 100 euro di sala (l’unica che ci si può concedere a quanto pare), 9 euro di 70×100, 10 euro di manifesti A3, 3-4 ore di lavoro gratuito al pc per presentazione powerpoint e file per la stampa, una marea di sms e telefonate, decine di mail e uno spamming indecente di inviti su Facebook – visto Grillo? che te credevi che solo tu c’hai ‘n’ADSL? – per un’iniziativa dedicata agli addetti ai lavori, e solo ad un’area del PD, e qualcuno vuol fare credere che si possa fare una campagna elettorale – puntando a vincere – con 5000 euro, stimando ZERO il valore di ogni scoreggia di Grillo, non sul blog, ma nei TG nazionali e locali? (per arrivare a 5000 euro in cassa, il mio circolo ha bisogno di almeno 6 anni, senza spendere nulla…)

Ah, mi è piaciuto molto Matteo Orfini, forse perchè le nostre analisi sulla situazione attuale, sul Governo Monti, sul pareggio di bilancio sono esattamente le stesse. Su una cosa siamo diversi, infatti lui ha affermato “a Genova pensavo che Doria fosse migliore delle nostre Vincenzi e Pinotti, e dopo, l’ho detto”, ecco Matteo, non sono nella direzione nazionale, ma l’ho detto anche io, prima.

ps: carissimo senatore Lusi, se dovesse leggere queste parole sappia che accettiamo donazioni. E il mio silenzio costa meno di quello di Rutelli.

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