Archive | aprile 2012

BalconyBall

Il campo da gioco, qualche ora prima della partita. Se Siena ha Piazza del Campo e il suo Palio, noi abbiamo il BalconyBall. Ora non siamo inferiori a nessuno.

La leggenda narra che nel 1823, nel cortile del college di Rugby, in occasione di una partita di football giocato con regole ancora non standardizzate, William Webb Ellis raccolse la palla con le mani e iniziò a correre – una tra le poche cose espressamente vietate – verso la linea di fondo campo avversaria. Era nato il rugby, che sarebbe stato standardizzato solo nel 1871, da gente che non riusciva a comprendere le regole del calcio di Sheffield.

In fondo è sempre così che funziona, un idiota poco o assolutamente portato per qualcosa, incapace di seguire le regole in un determinato campo – un estroso o un artista, la versione che viene proposta ai posteri –, tira fuori dal cilindro l’idea che può riabilitare di fronte alla società tutta la sua categoria, con la compiacente soddifazione dei media: nascono così artisti che mettono in mostra pezzi di cadavere come un qualunque serial killer, disegnatori di peni giganti che rivalutano gli scarabocchi sui muri del bulletto di turno, gli estimatori del rugby incapaci di calciare un pallone di forma canonica – o tifosi juventini nell’era calciopoli –, rastafariani siculo giamaicani che riabilitano sfattoni allergici all’acqua e allo shampo. Ho detto Alborosie? Jah, big up bumbaclot ye mon!

In ogni caso, il miracolo si è ripetuto sotto i miei occhi e nella nostra città, e io non posso sottrarmi al dovere di narrare ai posteri le epiche gesta che hanno dato vita ad una nuova disciplina, di cui Teramo potrà rivendicare in eterno l’invenzione: il balconyball.

Continua a leggere…

Annunci

Cinque idee per la città che io vorrei. Tre.

In un momento di gravi ristrettezze finanziarie per le amministrazioni locali, parlare di interventi per la cultura è sempre difficile, tuttavia, anche questo rientra nei compiti di chi si propone di governare il territorio, avendo l’obbligo di esaltare le caratteristiche locali e contribuire alla qualità della vita dei propri cittadini, nel senso più lato del termine: è’ quindi una vera sfida ottimizzare gli scarsi fondi disponibili e coniugare questo con la qualità e la possibilità diretta o indiretta di produrre un ritorno, economico, turistico o semplicemente di immagine, che possa aiutare il territorio a crescere in tutti i suoi aspetti.

Quello di cui si deve parlare davvero, è però non di cultura, ma di politiche per la cultura: la politica culturale presuppone numerosi attori e la necessità di intessere forti relazioni e collaborazioni con Regione Provincia, per quanto riguarda gli enti istituzionali, università, associazioni e privati, per quello che riguarda i cittadini; tuttavia l’operazione di aggregare tutti questi attori, non deve diventare l’ennesima creazione di un club ristretto, dove pochi soggetti usufruiscono della possibilità di decidere cosa sia cultura, e come e dove si debba fare.

Continua a leggere…

Pareggio di bilancio? Una cagata, tecnica.

Sto talmente incazzato che mi fanno sorridere pure le immagini dal sito de Il Giornale e Libero.

Più mi sforzo e meno ci capisco, e come in un trailer di Maccio Capatonda, prima o poi mi ridurrò a cercare un pusher di IM, perchè come la maggior parte di questo paese – non trovo una minuscola più piccola – e dei suoi rappresentanti, voglio utilizzare il 2% del mio cervello: il PD è in una maggioranza con Casini e Alfano, sostiene il governo di un professore di un’università privata miracolato da Berlusconi, accetta riforme pensionistiche e del lavoro indecenti, pensate da una frignona che conta l’intera famiglia (pensione futura inclusa) a carico dello Stato e predica la quaresima per gli altri, e last but not least approva una riforma costituzionale in allegra compagnia di Gasparri e Quagliariello, per quanto riguarda l’inserimento in Costituzione dell’obbligo del pareggio di bilancio.

Siamo a cavallo.

L’anno scorso qualcuno diceva “(…) non si parli di cose che non esistono in nessun posto al mondo, come il pareggio di bilancio per Costituzione. Non vogliamo castrarci nei secoli di qualsiasi politica economica”, poi improvvisamente abbiamo deciso di castrarci di ogni politica, ed affidarci a mariomonti e il circo Barnum, ma nonostante la “disperazione”, non faremo la fine della Grecia. Cioè da noi nessuno protesterà mentre a colpi di salvaitalia, cresciitalia, svegliaitalia, defibrillaitalia, continueranno le geniali politiche che ci hanno portato dove siamo. E continueranno con gli stessi protagonisti.

Continua a leggere…

Cinque idee per la città che io vorrei. Due.

Dopo aver parlato di infrastrutture che veicolano informazioni è il momento di affrontare in questo secondo articolo, la necessità delle strutture che veicolano mezzi di trasporto pubblici e non, si parlerà dunque di mobilità più o meno sostenibile e delle possibilità di migliorare trasporti e traffico nella nostra Città.

La situazione attuale è sotto gli occhi di tutti: rotonde ovali in corso di realizzazione, mezzo Lotto Zero aperto e transitabile, e bisogna riconoscere, che seppure tra mille difficoltà, qualcosa si è mosso, e la situazione è decisamente migliorata rispetto alle code chilometriche all’ingresso della città di qualche anno fa, ma molto altro è ancora da fare.

Interventi infrastrutturali di questo tipo – l’eliminazione dei semafori attraverso la realizzazione dei rondò – aiutano a favorire il deflusso del traffico, ma impattano poco sulla necessità di alleggerire la pressione dello stesso sul nostro centro cittadino, perchè non impediscono che il flusso giornaliero di auto si riversi alla ricerca di un parcheggio a ridosso di Piazza Martiri della Libertà.

E una volta osservato l’ovvio, è il caso di porci una domanda e rispondere con sincerità di conseguenza: che tipo di città vogliamo davvero?

Continua a leggere…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: