La paraculaggine civica

Un logo buono per ogni momento: se togli gli occhiali scopri a chi fare l'occhiolino.

Dopo l’indignato da link di facebook è arrivato il momento di esaminare un’altra categoria di indignato da bar (anche virtuale), che rischia di andare per la maggiore nel variopinto panorama di quest’Italia a guida tecnica, una figura nettamente più subdola e sicuramente meno animata da una purezza d’animo di fondo, che ancora si può riscontrare nel ragazzino complottista che crede di denunciare il marcio del mondo pubblicando link su scie chimiche e massoneria aliena: il paraculo.

Il paraculo in questione è allo stesso tempo moderato e giustizialista, intellettuale e movimentista, insomma è per il bene comune se è pro domo sua. Ma la cosa che lo caratterizza pienamente è il suo volersi farsi portatore delle istanze della società civile.

Questo è un interessante artificio retorico che contiene al suo interno tutto e il contrario di tutto, l’ennesimo tentativo di edulcorare e rendere nobile un concetto molto più terra-terra.

In questo paese se proprio volessimo coniare un termine calzante dovremmo parlare di società incivile, quella che caratterizza lo stivale da prima dell’età unitaria, che è passata indenne – anzi ha dato il meglio di sé – attraverso l’era fascista, la prima repubblica, la finta seconda e il momento attuale.

Che la si chiami società civile o maggioranza silenziosa o banda di paraculi, è – in gran parte – lo stesso blocco sociale che ha garantito a questo paese 20 anni di fascismo, 40 di politica andreottiana e 17 di Berlusconi; lo stesso blocco sociale che è passato indenne sotto le forche caudine di ogni cambiamento, pronto a riciclarsi nel nome di questo o quel movimento, professando una finta equidistanza da tutto – maggioranza come opposizione – pur di nascondere la propria aderenza al potente di turno. Tuttavia oggi la sua consistenza aumenta, grazie alla possibilità di inglobare in sé anche i delusi dai cambiamenti mancati, e coloro che vorrebbero cambiare, ma senza sforzarsi troppo. Ed è qui che il vero paraculo trova terreno fertile, per esporre e mettere in pratica i suoi progetti attraverso ragionamenti che sottili non sono, ma che per tali vogliono essere fatti passare, con la complicità di chi è interessato al fatto che un’idea del genere trionfi.

Partendo, ovviamente, dall’assioma qualunquista del “tutti sono uguali”, argomento che fa presa a prescindere dalla sua validità effettiva, passando per il “è necessario che le energie migliori della nostra società trovino il modo di condizionare realmente le scelte di chi governa”, si finisce per sostituire qualche testa, gattopardianamente, perchè nulla cambi davvero.

Questo a grandi linee, ma volendo andare più nello specifico, si potrebbe prendere ad esempio, magari, un’amministrazione di una città notoriamente moderata – tradotto, dove la DC ha imperversato per anni, dispensando favori, direttamente o indirettamente, al 70% dei suoi abitanti –, governata da un’amministrazione di centrodestra in lieve difficoltà, per aver ormai saturato o esaurito ogni posto pubblico e prebenda disponibile, in seguito ai larghi successi ottenuti, nasce il problema per chi magari è rimasto fuori (nonostante un grande impegno, una fine intelligenza, un’antica amicizia o per colpa di una non completa fedeltà) di fare qualcosa perchè la professionalità – propria – venga premiata. Quale sia il metodo migliore per pareggiare i conti, è presto detto.

Si comincia a fare un po’ di rumore, attaccando le scelte dell’Amministrazione, ritagliandosi un’immagine di fustigatore dei vizi, di ultimo depositario dell’etica e dell’onore, per far dimenticare i propri trascorsi, si finisce per cominciare a lanciare messaggi bipartisan per il rinnovamento.

Peccato che ogni tanto, colti da furore riformatore, la si faccia fuori dal vaso.

Perchè il metodo prevede il ripetere ad libitum che il PD e il PDL sono uguali, sono solo comitati d’affari, organi parassiti, e tutto ciò mi ha francamente annoiato, ciò che invece mi fa davvero rabbia è continuare a parlare spersonalizzando le colpe dei soggetti per riversare tutta la bile sui “partiti”, come entità astratte e monolitiche, confondendo le responsabilità e i giudizi personali con una biblica colpa collettiva.

Ecco, è questa la retorica che odio: gli appelli alle persone oneste e laboriose a scavalcare le logiche di appartenenza per scendere finalmente in campo uniti, contro quei delinquenti che si annidano nei partiti, come se le persone oneste fossero unicamente fuori dai partiti, e i delinquenti – e i paraculi – solo al loro interno, che chiunque abbia una tessera in tasca sia un inetto privilegiato, un poco di buono, e che l’unica speranza sia la via tracciata dai novelli Savonarola dell’impegno disimpegnato della società civile.

Da qui l’idea rivoluzionaria, e l’affannoso sgomitare, per proporre qualcosa che sia altro, ma che alla fine si riduce ad una ricetta antica e spesso fallimentare: associazioni e liste civiche, per relazionarsi con quei partiti che tanto si odiano. L’idea può funzionare, perchè a differenza dell’impegno richiesto in un partito, la militanza che so, in una lista civica, pone nettamente meno problemi, di tempo e di sforzo, non fosse altro per la durata effimera dell’esperienza, spesso solo elettorale, visto che la storia ci insegna come esse finiscono: dissolte se all’opposizione – con relativo esodo di eventuali eletti –, reintegrate nei partiti di maggioranza se al governo; ma la soluzione presenta un vantaggio ulteriore, una sorta di disimpegno ideologico che consente il riciclo politico tra i due schieramenti – prima, durante e dopo le elezioni –, nonché la possibilità di coagulare intorno a sé professionisti e cittadini che pur insoddisfatti non potrebbero mai schierarsi apertamente, per esigenze di opportunità. (in fondo abbiamo scoperto che Al Centro per Teramo era il programma di una passeggiata il sabato mattina prima di un congresso del PDL, e che Città di Virtù, è finita come è finita, tra maggioranza opposizione e buen retiro…)

Praticamente il tentativo di aggregare la famosa maggioranza silenziosa e invisibile, che in un modo o nell’altro dipende ancora da certi sistemi di potere, e certi sistemi di potere continua a legittimare. Un tentativo non sempre nobile, soprattutto in realtà in cui anche i partiti “storici” possono essere assimilati alle liste civiche di cui sopra per le istanze che esprimono, un tentativo che può diventare la palestra per la realizzazione delle ambizioni personali di qualche revanscista.

Personalmente credo che un fondo ideologico – nel senso non deteriore della parola – sia necessario per fare politica, perchè in effetti gli schieramenti sono diversi, checché ne dica quello a cui fa comodo portare avanti questa tesi, così come sono convinto che le energie della società civile – se esistono davvero – dovrebbero convogliarsi nei partiti a loro più affini, per dare sostanza vera alla politica: criticare i partiti da fuori evitando di impegnarsi direttamente per correggere quelle che si ritengono storture, pur di non essere etichettati – che se poi vince quell’altro… – non è una scelta vincente, specie se poi si lavora, in realtà, perchè nulla cambi. Ed è questo il paradigma del paraculismo: come si dice, Francia o Spagna purchè se magna…

I partiti, e il PD teramano in special modo (del quale mi risulta più semplice parlare), sono fatti di persone, e aperti alla partecipazione di chiunque ne condivida le finalità; troppo spesso, invece, noto quanto sia più semplice galleggiare all’esterno, sempre consci di dover essere pronti a sostenere il vincitore per propri interessi di bottega, e come sia più semplice cavalcare l’onda dell’indignazione momentanea a rischio zero, che quella della mobilitazione continua per il cambiamento.

Io credo che i due schieramenti siano davvero diversi, se non altro perchè io mi ritengo diverso da un qualunque mio omologo del PDL, e nel mio piccolo non posso accettare di essere insultato – io, i militanti e i simpatizzanti – dal primo genio che si sveglia la mattina, perchè dalla politica di cui si lagna non è mai stata riconosciuta abbastanza la sua bravura, né accetto il tentativo subdolo di sfruttare l’attenzione e la buona fede di chi, per timore o per stanchezza, si avvicina alla politica solo per commentare consociativismi e nefandezze personali, per fare di tutta l’erba un fascio; il sottoscritto non ha nessuna spartizione di potere passata, presente o futura da dover giustificare: non voglio essere etichettato come membro di un’associazione parassitaria o sovversiva, né essere accusato di leccaculismo gratuitamente.

E ritengo che ad accuse di questo tipo si debbano risposte politiche, al di là del mio sfogo personale: non col metodo pidiellino della querela (ché non siamo uguali…), ma rendendosi conto, da parte dei dirigenti del PD, che cavalcare semplicemente l’onda dell’indignazione aprioristica porta a queste distorsioni della realtà. Persone di destra che criticano tutti, per poi dire sono tutti uguali, ma la sinistra è peggio, possono sembrare un comodo alleato temporaneo, ma non è ciò di cui abbiamo bisogno per proporre un serio progetto di governo.

ps: partecipare alla vita di un partito, pur non essendone dirigenti, consente di contribuire a selezionare i dirigenti stessi. Quello che vogliono i militanti del PD sono rappresentanti che somiglino a loro, quello che per troppo tempo hanno voluto elettori più o meno entusiasti, candidati e adepti del PDL è somigliare a uno solo. La mancata scalata in un partito non è detto sia dovuta solo ad una lingua inadeguata, ma magari, al fatto che, a furia di vantarti della dimensione dei tuoi coglioni, rischi di essere identificato con gli stessi.

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  1. Pausa elettorale | cerebrolesTo - 23/03/2014

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