Il vero progresso è dire sì. A tutto.

Dell’art. 18 avevo già scritto nello specifico, ma tutto il can can intorno a questa benedetta Riforma del Mercato del Lavoro, presentata ieri sera in conferenza stampa, come fosse il titolo di una tesi di laurea, relatore mariomonti, da quella sobrissima paracula che è la Fornero, mi fa davvero alterare, per i contenuti, ma soprattutto per le reazioni in sua difesa che suscita, in special modo tra i responsabili di centrosinistra.

Non ho ancora capito quale sia l’idea di progresso che muove le attuali forze politiche, nel loro supremo ruolo di spettatori in prima fila del governo tecnico, ma continuo a rendermi conto che è molto lontana dalla mia, di idea.

Ed è molto lontana anche da una qualunque idea, non dico di sinistra, ma di buonsenso su quello che dovrebbe essere il miglioramento della società attuale nel suo insieme.

Ho sempre pensato che lavorare per vivere fosse ineluttabile, ma mai avrei detto che passasse come logica la distopia nella necessità di vivere per lavorare. Logica e persino auspicabile.

Siamo messi male.

Siamo messi male, perchè viviamo in un paese dove oltre ai servi dei padroni, prolificano i servi dei servi, razza ben peggiore, ed è con tali interlocutori che dobbiamo avere a che fare, gente che grazie al continuo remix e alla diluizione dei valori di destra e di sinistra occupa indegnamente la scena, nascondendo dietro roboanti artifici retorici il vuoto di idee che li contraddistingue.

E allora, hanno deciso di chiamarsi riformisti.

Peccato che lo spirito riformista sia al solito ampiamente riadattato alla necessità italica: non è importante lo scopo positivo del riformare, l’importante è riformare secondo la necessità di chi è più forte, se il Paese è conservatore, la riforma deve essere reazionaria.

Riformisti tanto per, riformisti da salotto romano, da studio tv, da patto della crostata.

Mi spiace ma in tutto ciò non vedo più la sinistra, non vedo più una volontà di miglioramento dell’esistente, non vedo un’idea di progresso.

Una riforma del lavoro in chiave migliorativa, dovrebbe cercare di massimizzare tutele e diritti per tutti, invece che comprimerle in nome di una non ben chiara “competitività” – con chi? coi cinesi? – specie in situazioni di crisi come l’attuale, dovrebbe puntare a migliorare le condizioni economiche e di vita dei lavoratori, non ad aumentare l’età pensionabile e la flessibilità in uscita, facilitare l’accesso e la permanenza nel mondo del lavoro, attraverso la formazione continua – non a spese unicamente di lavoratori e aziende –, non il turn-over attraverso licenziamenti e riassunzioni.

Ma non si può: dopotutto ve l’hanno detto chiaro e tondo i vostri competentissimi, bravissimi, sobrissimi tecnici: scordatevi il posto fisso, la possibilità di continuare a vivere dove siete nati, la pensione. Che stranamente somiglia in modo tremendo alle isteriche uscite – sempre censurate – dei vari Saccondi e Brunetta, senza nemmeno i buoni consigli di Silvio, quando suggeriva alle ragazze di sposare i figli di un miliardario.

Tanta era la sicurezza di non subire critiche che ve l’hanno urlato quasi come Dio mentre scacciava Adamo dall’Eden: tu, pirla, lavorerai per due soldi, quando ce ne sarà necessità, fino alla tua morte. E siete stati zitti tutti, quasi aveste lavorato anche voi fino ad oggi allo stesso scopo.

E continuate a tacere.

Gli altri devono lavorare di più e più a lungo, devono essere ricattabili, le grandi aziende devono essere competitive, il costo del lavoro e le tutele vanno livellati verso il basso. Ho capito che Marchionne abbia studiato sulle opere di Dickens, ma voi volete anche adombrare il tutto di un’aura di ineluttabilità e – soprattutto – correttezza formale e scientifica. In fondo – ecco il riformismo reazionario – sono provvedimenti che non vi toccano. Avete fomentato  lo scontro generazionale sulla riforma pensionistica, avete deciso di far passare le tutele per privilegi per sostenere la riforma del mercato del lavoro: in fondo per dimezzare la povertà la cosa migliore è una guerra tra poveri. Grazie, bravi, ma basta.

Comprendo che sentirsi dare del conservatore al giorno d’oggi non sia carino, specie se vi sentite perpspicaci, colti, ironici e tremendamente intelligenti, ma fatevene una ragione, voi di progressista, riformista, o di sinistra, non avete proprio nulla. Siete servi del peggior padrone, quando non servi dei servi.

Annunci

Tag:, , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: