Fenomenologia del moderato italiota

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Mi ci arrovello da un po’, e mi ci diverto da sempre, a cercare di capire cosa davvero vogliano significare le formule che opinionisti e politici di mezza tacca utilizzano per spiegarci lo stato dell’arte del Sistema Italia; il nostro Paese farebbe oggettivamente ridere i polli, ma per evitare di finire nel baratro siamo sempre disposti – pur di non fare qualcosa di realmente concreto – a disegnare una realtà alternativa, fatta di parole vuote e concetti surreali. Dopotutto la fantasia italiana è famosa nel mondo, il Made in Italy è fatto di intuizione, se uno come Lapo gira con una Ferrari mimetica e Corona è un modello, il sistema funziona. Anzi, dovrebbero copiarcelo.

Ma torniamo alle formulette di circostanza, quelle che davvero dovrebbero suscitare una semplice domanda in chiunque le ascolti, qualcosa del tipo, scusi, ma che cazzo sta a di’?

Servirebbe un vocabolario per esplorarle tutte, per spiegare come alcuni termini abbiano perso ogni riferimento reale iniziale, e significhino oggi altro, o identifichino il loro esatto contrario, quando non il nulla, qualcosa come se domani il termine “fashion” entrasse nei termini tipici della teologia.

Evitando la bellezza delle frasi fatte, buone per ogni intervista, per un politico di destra come di sinistra – anche per la Lega, una volta tradotte in italiano – tipo “il confronto non sia ideologico“, “occorre rendere più flessibile il mercato del lavoro”, “bisogna fare sistema” e la mia preferita “il Paese ha bisogno di riforme che non possono più essere rinviate” (il paese ha bisogno di riformatorii, ascoltate me, e qualche ospedale psichiatrico), evitando queste dicevo, ci sono due termini che accendono sempre la mia fantasia: bipartisan e, soprattutto, moderato.

Come detto in altra sede il significato di bipartisan – di cui fino al 1994 non si aveva traccia in alcun vocabolario – è sostanzialmente ci stiamo mettendo d’accordo per incularvi tutti e salvaguardare i nostri interessi, che sarebbe come dire consociativismo, ma siccome suona male e rende l’idea, vuoi mettere utilizzare un bel termine neutro, nuovo e stiloso? Vi ricordo che è sempre il paese dove un premio Nobel per la medicina ha condotto Sanremo.

Bipartisan è fresco e rispettabile, e nessuno sa come si proncuncia. Oltre al fatto che la sua connotazione richiama un bipolarismo netto, senza compromessi, e la condivisione di atti nell’interesse di tutti. Adatto all’Italia come il Ministero del Turismo lo era alla Brambilla.

Ma veniamo invece al topos linguistico per eccellenza della politica italiota, ciò che nell’immaginario collettivo del parlamentare designa l’italiano medio – quello alto 1.73 cm, circa 75 kg, con 1.99 braccia –, il mantra e l’icona di ogni discussione che si rispetti in seconda serata su RaiUno: la parola moderato.

La posizione del moderato. Servono anni di esercizio e abnegazione, ma quando riesci ad assumerla il credito guadagnato supera i sacrifici. Dimenticheranno che eri il passacarte di Forlani, membro dell'Opus Dei, mafioso e persino post-fascista.

Capolavoro assoluto dell’arte contemporanea, sbaraglia ogni barlume di discussione intorno ad un concetto, (s)qualificando il tutto come una logica di appartenenza: se non sei moderato, sei fuori.

Ma qualcuno dovrebbe avere il coraggio di chiedere, scusate, ma cos’è, secondo voi, un moderato?

E’ bello ridurre ogni discussione all’epica battaglia tra moderati – sempre maggioranza – e estremisti, per evitare di definire categorie politiche più reali, quali quelle di progressisti e conservatori, o meglio, reazionari. Ecco, moderato è la mano di bianco su termini troppo esplicativi, che ti fanno perdere appeal e offendono anche un po’, ma diventa uno dei grandi misundestanding del dibattito politico.

Aprire ai moderati diventa l’obiettivo di ogni partito politico, secondo il famoso paradosso del gelataio se nel mezzo di una spiaggia c’è un gelataio di successo, dove si collocherà un ipotetico concorrente? –, imponendo una convergenza tra i due poli (sempre che esistano), ma dimenticando che a differenza della spiaggia di cui sopra, qua vendiamo i gelati al polo nord.

Ma chi ha deciso che c’è così tanta voglia di essere moderati nell’elettorato italiano? Nessuno se l’è mai chiesto, o nessuno vuole chiederselo, nemmeno davanti ai risultati elettorali degli ultimi anni.

Perchè in realtà superato l’aspetto della raffigurazione in politica dell’area cattolica, già divisa tra i due schieramenti, è diventato sinonimo di quella specie di riserva indiana che è il centro – che, come disse Mastella, è un punto, e come tale non può essere occupato da molti – ancora alla ricerca della migliore collocazione in termini di ritorno d’immagine e di potere, un gruppo omogeneo forte di risorse economiche e finanziarie. Un gruppo che non si schiera chiaramente non per mancanza di coraggio, ma per opportunità, ed è in questo aiutato dai comportamenti dei due schieramenti più grandi.

Un gruppo che le patenti di moderazione le dispensa, e le centellina.

Il fascino discreto della borghesia. " ... incapace di pensiero, nemmeno sfiorata dal dubbio, improduttiva e parassitaria, assisa sulle proprie voglie animalesche e banali come su un trono di cartapesta, con tutti i suoi pilastri protettivi (il clero, l'esercito, la polizia), conserva ormai se stessa più sulla base dell'inazione che dell'azione. Il suo potere è indissolubilmente legato alla sua impotenza", Ugo Casiraghi, L'Unità, 1973. (Pierfurby cambia telefono che questo fa foto di merda. Ma forse sono i soggetti.)

Perchè in Italia moderato vuol dire essere d’accordo con i lavoratori e con le grandi imprese, vuol dire “dialogare con tutti”, essere rigorosi, ma attenti ai bisogni, vuol dire essere banali in pubblico e tremendamente efficaci negli interessi privati, evitando di disturbare il manovratore.

Dopotutto cosa c’è di più moderato della sobrietà di un anziano professore e di un manipolo di suoi sodali che hanno messo mano all’Italia – facendo ciò che il Governo precedente non riusciva a fare, e che la vecchia opposizione non avrebbe ami accettato si facesse – sostenuti felicemente da tutto l’arco parlamentare?

E vuol dire persino ritrovarsi una forza nelle istituzioni superiore al proprio valore in termini di elettori, perchè quando improvvisamente diventano moderati persino gli ex fascisti, c’è qualcosa che non va.

E’ il tocco magico dell’UDC e di Casini, che tutto modera e che tutti cercano. C’è riuscito il PDL, che ora vanta una partecipazione al PPE, e fior di moderati come la Santanchè, Stracquadanio, Gasparri, o il suo creatore – unico esponente europeo ad andare a festeggiare la rielezione del moderato Putin dopo una frequentazione casiniana di un quindicennio, vorrebbe riuscirci pure il PD, che offre ponti d’oro al partito che non perde mai. Ehi, se lo è diventato un partito nato su un predellino!

Ed è questo il vero problema: è come convincersi che non sia l’elettorato a definire un partito come moderato, ma sia una cricca di faccendieri ed interessi a certificare la tua collocazione e l’affidabilità presso chi conta davvero.

I moderati, nel senso originario del termine, sono già nel PD, dalla sua fondazione – a meno di non voler pensare che l’ex Margherita fosse un covo di estremisti, vedi la pericolosità dei termini ad minchiam… –, tutto ciò che ad oggi viene definito “apertura al centro”, sembra più un’apertura ad altri poteri, più vicini al centrodestra.

Moderato siculo. Tutto casa, chiesa, amici e famiglia, un debole per i cannoli. Al momento impegnato in un sopralluogo a Rebibbia.

Sì perchè il moderato italiota ha comunque una dignità, non può allearsi con chi ritiene troppo lontano dalla sua moderatezza (leggi, chi gli ricorda che comunque Cuffaro sta in galera…), quindi oltre a stare per propria natura con chi vince, pone anche dei paletti, sapendo che il suo peso specifico altrimenti si dissolverebbe.

E qui il PD dovrebbe riflettere davvero, a livello nazionale come a livello locale: tolto il fatto che i prezzi da pagare saranno sempre salatissimi, si deve riflettere anche su quanto realmente l’alleanza con queste forze sia così benvoluta dai nostri elettori, per evitare di replicare alle prossime elezioni il risultato di qualche “laboratorio avanzato”. Non solo, bisogna anche chiedersi dove sia il vantaggio di stare insieme con una forza che starà con noi dove già vinciamo – facendoci perdere voti verso sinistra o verso la cosidetta antipolitica – e che sarà contro di noi dove la vittoria non è possibile. O pensate che per esempio a Teramo, domani escano dalla Giunta comunale per dialogare con noi? (a Martinsicuro è andata benissimo, intanto…)

Moderato internazionale. Se incontrasse Giovanardi sarebbe già convertito e candidato al Parlamento Europeo, nel gruppo del PPE. Ah, hanno già Magdi Allam... Sarà per la prossima volta.

Una seconda riflessione, tra l’altro, ci spinge a notare come il peso marginale di partiti modello UDC impone loro di allearsi necessariamente con qualcuno per poter contare qualcosa, e l’unico potere contrattuale verso l’attuale centrosinistra è proprio quella patente di moderatezza che dicono di portare in dote: tradotto in pillole, loro ci mettono i candidati (moderatissimi ovviamente), tu ci metti i voti. Quei voti che loro non hanno.

In un paese civile questi mercenari della politica non avrebbero alcuna importanza, perchè basterebbe un gentlement agreement tra i due poli per lasciarli fuori da ogni istituzione. Ma in un paese che civile non è, dove bipartisan vuol dire inciucio, non possiamo fare a meno di mediatori tanto ricercati. Spesso anche dalla polizia.

Chiamiamo dunque le cose con il loro nome, e restituiamo ai termini il loro significato, se moderato in Italia deve essere un banale luogo comune, l’attestazione dell’incapacità della scelta netta, la superiorità dell’opinione piatta anche sui fatti più concreti, il cerchiobottismo da salotto tv, o semplicemente la rinuncia alla critica, quando qualcuno comincia a parlare di moderatismo ci si dovrebbe limitare a chiedergli, sommessamente ed educatamente, scusa ma che cazzo stai a di’?

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