Non puoi vincere, non puoi pareggiare, ma puoi ritirarti…

Il lettore tipo dei fondi di Della Loggia sul Corsera. Quando non capisce, cita.

Il lettore tipo dei fondi di Della Loggia sul Corsera. Quando non capisce, cita.

D’accordo, siamo famosi per arrivare secondi anche quando corriamo da soli, ma mi risulta ancora incomprensibile il perchè, famosi e famigerati analisti politici, continuino a raggiungere orgasmi incontrollati ogni volta che possono scrivere “il PD perde le primarie” – una volta mettevano davanti “clamoroso!”, ora pare non serva più –; è un vero mistero soprattutto perchè, più ottusi dei dirigenti politici che vorrebbero criticare, continuano a fornire a questi alibi insperati, evitando di comprendere davvero la realtà del fenomeno.

Partiamo da semplici dati, semplici, ma non così scontati per il pennivendolo di turno (di solito scrive fondi pagati un tot al lettera per il Corriere, e si firma Panebianco piuttosto che* PiGi Battista):

se non fai primarie di coalizione, il partito non può perdere le primarie

se non fai le primarie, non puoi perderle

sembrano affermazioni scontate, ma stiamo parlanto di artisti dell’elzeviro, per cui i fatti – e le opinioni del resto del mondo – vengono dopo le visioni estatiche notturne da abuso di alcolici in cui Berlusconi era un rivoluzionario liberale.

Andiamo avanti, le primarie – se le accetti – non puoi perderle, a meno che…

E’ questo ciò che manca – sempre – nell’analisi di questi profondi politologi, il come sia possibile, pur di dare addosso ad un partito poco simpatico, rinunciare a criticare quelli che sono i veri errori di quel partito: nella fretta di strillare che il PD perde le primarie (già si fregavano le mani a Cagliari, Milano e Napoli), dimenticano che il Partito Democratico quelle primarie le vince, anzi le stravince, non coi suoi dirigenti più in vista, ma con la sua base e i suoi militanti.

Fare un’analisi del genere comporterebbe un maggiore impegno delle cellule cerebrali, che non mi aspetto di sicuro da un corsivista del Corriere (né da chi li legge e annuisce fingendo di capire), impegno che mi aspetto e pretendo invece da chi questo partito lo guida, da chi in questo partito sceglie di tifare per l’uno o l’altro candidato, ma soprattutto di chi le primarie non le vince.

Fateci caso, su cinque, era l'unico candidato il cui nome finiva per "o". Sarà il mio gretto materialismo maschilista, ma non è un caso. Alla faccia della spiccata sensibilità femminile degli altri quattro.

Fateci caso, su cinque, era l'unico candidato il cui nome finiva per "o". Sarà il mio gretto materialismo maschilista, ma non è un caso. Alla faccia della spiccata sensibilità femminile degli altri quattro.

Mi limito al caso Genova – sì, io tifavo per Doria da tempi non sospetti, prima di Nichi Vendola, insomma: a Genova c’erano 5 candidati, Doria stesso, il sindaco uscente Marta Vincenzi (PD), la senatrice Roberta Pinotti (PD), l’ex vice-questore Angela Burlando (Socialisti) e Andrea Sassano per la Federazione della Sinistra. Prima di pensare ancora a fare un minimo di risultato alle primarie a sostegno di Doria c’erano giusto i colleghi della Facoltà genovese e Don Gallo.

Hanno votato 25000 persone (in calo rispetto rispetto alle scorse primarie…), Doria ha raggranellato il 41.8% dei consensi, le due sfidanti sommate portano il 55%. E qui si fermano le analisi dei politologi di casa nostra, e di tutti coloro che dicono “vedi, il PD spaccato perde le primarie”, ma proviamo un po’ a capire anche altre cose: tipo che il rapporto di voti tra il PD e le altre forze della coalizione (non c’è l’IdV) è praticamente di 5 a 1 a Genova. Cambia qualcosa?

Beh, se non c’arrivate da soli, ve lo dico io, fatta salva una tale composizione dell’elettorato, avrebbe vinto un candidato del PD anche se il il partito ne avesse presentati 3. Ma forse alle primarie – segnatevelo politologi – il cittadino che va a scegliersi il “suo” candidato sindaco/presidente, del bollino che il candidato si cuce addosso, se ne frega. E sceglie, con gusto. Alla faccia del candidato calato dall’alto, del senatore che torna da Roma al natìo borgo selvaggio, dell’ex sindaco con l’esaurimento nervoso galoppante (come le hanno fatto notare: da Ipazia a iPazzia) che deve regolare vendette interne alla sua giunta – la Vincenzi su twitter ha letteralmente dato di matto –, del tizio frutto dell’accordo di qualche dirigente regionale, piuttosto che nazionale.

Marta, ti salvi solo se dici che ti droghi. E se ripassi l'italiano. Rosichi più di un maschio!

Marta, ti salvi solo se dici che ti droghi. E se ripassi l'italiano. Rosichi più di un maschio!

Il cittadino, ma soprattutto il militante e l’elettore del PD, sceglie con gusto quello che ritiene il più spendibile, il più affidabile e – soprattutto – quello che ritiene incarni i suoi progetti e le sue vedute politiche, più delle complesse – e troppo spesso perdenti – strategie di risiko dei suoi dirigenti apicali. E pazienza se con un Partito Democratico che a Roma si appecorona a Monti e alla sua maggioranza centrodestrista, in giro per l’Italia corre dietro alle gonne del variegato Terzo Po(po)lo, sui quotidiani viene sfottuto da grillini e rimormisti de noantri, pazienza, dicevo, se poi il cittadino si butta un po’ troppo a sinistra votando un professore universitario di Storia Economica, che parla di democrazia partecipativa, di sviluppo, lavoro e cultura.

Che lo capiscano Panebianco, Battista e Della Loggia non te l’aspetti, che lo capiscano i dirigenti del PD lo pretendi. Se non li avesse presi Lusi, avrei anche 13 milioni di altre buone ragioni per farglielo capire.

Non ho visto nessun militante o elettore del PD stracciarsi le vesti durante le primarie milanesi mentre vinceva Pisapia, forse ridevano sotto i baffi, però. E si è visto durante le vere elezioni amministrative, PD al 28%, SEL al 4.7%, forse li abbiamo convertiti tutti dopo averle perse ‘ste primarie…

Quindi, se l’avvertimento ai dirigenti del PD ci deve essere, è semplice, ed è il caso che se ne facciano carico: il PD vince le primarie con propri candidati solo se fa competere i migliori, altrimenti all’interno della coalizione, il cittadino – anche quello con l’anello al naso – cercherà il meglio tra il menu che gli si propone. E un’altra lezione deve arrivare agli strateghi delle elezioni, l’accordo che può funzionare dentro le Segreterie non sempre può essere digerito dagli elettori: avete fatto caso che l’UDC le primarie non le vuole né ora né mai? Sono più svegli di molti nostri condottieri.

Non dimenticate, inoltre, di evitare di tifare, per questo o quel candidato, perchè è l’unico caso in cui le primarie potreste perderle. Magari poi tocca dimettervi, come a Milano ai supporters di Boeri, o a Genova per il segretario cittadino e provinciale; non ci sono problemi se perdete le primarie a Montesilvano.

A questo punto, se vogliamo stravincere ancora le primarie, perché non evitare le candidature ufficiali di partito e lasciare a dirigenti, militanti e simpatizzanti locali la libertà – che comunque si prendono lo stesso – di lavorare per il candidato che ritengono migliore?

*l’ho messo anche nei tag… 😉

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  1. Oscure visioni. « cerebrolesTo - 14/09/2012

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