Perchè (per me) si deve andare a votare.

Diciamocelo, a furia di dire che il nostro paese dà il meglio di sé nelle emergenze, abbiamo sempre scelto consapevolmente di aspettare che l’emergenza si manifestasse per evitare di fare danni. In realtà sappiamo che nelle emergenze va bene tutto, quindi semplicemente rinunciamo alla possibilità di scelta, perchè questo è un paese di santi e navigatori, gente che in ogni caso ha tempo da trascorrere senza fare nulla, con tanto tempo libero per chiacchierare.

Se prima dell’avvento dell’euro, l’esercizio retorico era la cifra della politica italiana, abbiamo continuato a praticarlo anche quando intorno a noi il mondo si allargava, e cambiavano i tempi delle decisioni: felici dell’ombrello dell’Europa, continuiamo a discutere di riforme epocali senza nemmeno provare a proporle realmente.

A furia di chiacchierare ed intrattenere gli ospiti più simpatici, nani, giocolieri e danzatrici del ventre c’hanno rubato l’argenteria, il nostro gusto per la mondanità ci ha fatto dilapidare soldi su soldi, e ad un certo punto, per la nostra simpatia – o la nobiltà del nostro blasone, o le proprietà di famiglia – abbiamo cominciato a chiedere ed ottenere prestiti ai nostri seriosi ospiti, perchè noi avevamo un nome da mantenere.

Solo che poi abbiamo deciso di giocarci a carte pure la casa, e un giro di black jack non dura una vita… e soprattutto noi siamo abituati all’asso pigliatutto con le carte napoletane.

E ora che si fa? Fuor di metafora è il momento di capire che se i tempi della politica non accelerano in maniera sostanziale, l’esercizio delle alleanze, dei veti, del temporeggiare ci porterà direttamente al baratro.

Berlusconi annuncia le sue dimissioni, i mercati (che non sono entità astratte, ma semplicemente gente che prova a guadagnare dai propri investimenti) ci mettono pressione, e noi siamo qui ad alambiccarci su quale sia il metodo migliore per affogare in maggior tempo possibile.

Sarebbe il caso di fare due considerazioni fondamentali:

la credibilità di un paese non può essere “a tempo”, non possiamo parlare di governo tecnico a termine, quando ciò che si è richiesto richiede tempi strutturali che superano la durata di una legislatura. a cosa servirebbe un governo tecnico di salute pubblica, se alla sua caduta (e ai minimi risultati di stabilità raggiunta) si ricominciasse con le favole del meno tasse, della crescita al 3% e cazzate simili?

un governo tecnico non avrebbe la minima credibilità in questo momento se appoggiato dalle forze politiche attualmente in parlamento, per la conflittualità dimostrata sino ad oggi, ma soprattutto perchè gli eletti attuali si sono presentati a chi li ha votati sulla base di programmi che di questa crisi drammatica (e strutturale) facevano solo minima menzione, e soprattutto nessuno ha delegato loro la possibilità di varare misure – come quelle proposte dalla BCE – spesso in completo contrasto con quello che erano le promesse della campagna elettorale.

Quello che era uscito dalle elezioni era una delega quasi in bianco al finto liberismo berluschino, per la riduzione delle tasse alle classi più abbienti, l’eliminazione degli orrendi balzelli comunisti come irap, ici, bollo auto e compagnia cantante, gli scudi fiscali, le riforme sulla carta a tutela dei soliti noti. Dall’altra parte, evitiamo. Qualcuno aveva candidato il responsabile Calearo. Qualcuno che doveva già stare in Africa a ‘sto punto.

Altro punto da tenere in considerazione è la reale rappresentanza della situazione attuale da parte di questo parlamento, dalla sua elezione ad oggi le dinamiche politiche (o anche solo elettorali) hano portato a cambiamenti radicali nella geografia politica del paese, abbiamo così gruppi come fli che sarebbero coinvolti nella gestione della salute pubblica, pur non conoscendone il reale peso, e forze accreditate di percentuali ben superiori, come il fenomeno sel, totalmente fuori da ogni possibilità di espressione su decisioni “irrevocabili”.

Non è questo il parlamento che può prendere queste decisioni, non sono queste le persone in grado di prenderle. E’ gente che sta ancora lì a pensare strategie per domani mattina, quando si dovrebbe ragionare su archi di tempo dell’ordine di anni: e non è stata eletta per questo in ogni caso.

Il PDL allo sbando ha trovato nel memorandum della BCE il foglietto di istruzioni più semplice per fare qualcosa, e non ha la minima intenzione di interpretarlo politicamente, il Terzo Po(po)lo non vede l’ora di dimostrare la sua responsabilità, l’amore per la nazione – tradotto: tornare al governo in quel centrodestra da cui solo per motivi personali dei suoi leader è uscito –, il PD è l’utile idiota, che dovrebbe caricare su di sé il rancore delle classi medie e medio-basse destinatarie delle misure draconiane. Utili solo a dire sì davanti al ricatto del baratro. Praticamente quelli che durante un pestaggio tengono ferma la vittima mentre gli altri la picchiano. Potremmo dire che almeno gli altri si divertono.

Mettiamoci pure a capo quel fine intellettuale, uomo per tutte le stagioni di Mario Monti e abbiamo concluso il quadro. Il nuovo Mario Monti, sempre responsabile, sempre pronto, sempre lucido. Quello che dopo 17 anni dice “BERLUSCONI NON E’ IL LIBERALE CHE AVEVO CREDUTO”, buongiorno Mario, ora vedi d’annattene a fare in culo…

Se questa è la cura, voglio morire.

Quello che realmente serve, per riacquistare credibilità agli occhi dell’opinione pubblica, delle istituzioni europee, degli investitori internazionali (non dei poveri patrioti con paura della patrimoniale alla Melani, o dei paraculi alla De Bortoli) è votare. Siamo d’accordo che il Porcellum sia una pessima legge elettorale, ma dubito che possiamo ancora perdere tempo a discutere di doppi turni, maggioritari, ritorno al proporzionale; senza contare che questo metodo di elezione dei parlamentari potrebbe essere persino un’opportunità, per rinnovare considerevolmente le istituzioni e portare in Parlamento gente competente: o vogliamo che siano la Carlucci e Scilipoti a decidere del futuro prossimo? Ci vuole coraggio per certe scelte però, e non vorrei che invece ci sia la paura di non essere ancora pronti. Tuttavia se proprio non si può resistere a questo obbrobrio, da qui al 29 gennaio, di riforme elettorali se ne possono fare anche tre.

L’emergenza è arrivata, non possiamo più sbagliare, in fondo. Ora non ci sarebbe più nulla da nascondere, non sarà possibile una campagna elettorale di lustrini e palliettes, i programmi degli schieramenti dovranno basarsi esclusivamente su misure drastiche di risanamento, lo spazio per le favole non c’è più. E vedremmo davvero se esiste una differenza tra responsabili e folli, tra politiche di centrosinistra, politiche di destra e politiche di va bene tutto ma-non-toccate-gli-interessi-dei-nostri; vediamo chi avrà il coraggio di parlare di patrimoniale, tassazione ulteriore dei capitali scudati, lotta all’evasione, riduzione delle pensioni d’oro e dei costi dell’apparato amministrativo. E vedremo come si vogliono attuare tali misure.

Una larga maggioranza legittimerebbe un esercizio di governo di tale genere, e la durata di una legislatura consentirebbe anche di mettere sul piatto misure reali per una futura crescita.

Potrebbe di nuovo vincere l’ubriacatura favolistica delle sirene del “va tutto bene”, perfetto, fino a gennaio Ryan Air mantiene le offerte dei voli a 9.99€, e finchè abbiamo l’euro si può sempre emigrare in Germania. Perchè io, di larga parte di questo Paese, non mi fido.

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